SavonarOnline
Édition numérique annotée et commentée des sermons de Jérôme Savonarole
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gravure de Jérôme Savonarole
École florentine, Portrait de Savonarole en médaille, XVe siècle, Museo del Bargello, Florence.
I, Sailko, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Prediche sopra i Salmi, Sermon 8

Auteur : A cura di Vincenzo Romano Date : 8 mai 1495

PREDICA VIII (X).

FATTA ALLE SUORENH : Savonarole s’adresse ici aux moniales bénédictines de l’église des Murate où il avait prononcé ses premiers sermons en 1482. IL Dì 8 MAGGIO NELLO ANNO 1495NH : Pour la datation de ce sermon, voir l’onglet « chronologie »..

Lætatus sum in his quæ dicta sunt mihi etc.CR : Verset thématique. (David, Psalmus CXXI, 1).

*In altro modo conviene predicare a voi, in altro a’ secolariCR : Il s’agit d’un sermon ad status. Ce type de sermons s’est multiplié à partir du XIIIe siècle : la Regula pastoralis (591) de Grégoire le Grand avait souligné la nécessité pour le prédicateur de considérer la spécificité de son auditoire. La disposition du sermon est de fait différente de celle que Savonarole adopte le plus souvent pour les autres sermons de la période 1494-1498 : voir plus bas.; perché, come diceva lo apostolo PauloPaul, saint ad alquanti suoi discepoli, bisogna a voi, come a’ parvuli, dare latte NT : Cf. 1 Co 3, 2 CR : Bernardin de Sienne[IN, Bernardin de Sienne] disait de la prédication qu’elle est du «latte per le anime», du « lait pour les âmes » : Bernardino da Siena, Prediche volgari sul Campo di Siena 1427, C. Delcorno (éd.), Milan, Rusconi, 1989, XLIV, vol. 2, p. 1058., non solido cibo, ma alli perfetti si dà el pane sodo: cioè bisogna predicare della contemplazione e cose spirituali. Ma a’ secolari conviene dare altro cibo che gli possi saziare e che ne sieno bene nutriti.

Contemplando ioCR : L’exorde s’articule ici autour d’un argument éthique., adunque, el lume dello intelletto nostro essere differente dal lume materiale, però che el lume materiale è offeso dalle tenebre, ma il lume spirituale non può essere oscurato da tenebre materiale, né distanzia alcuna, quanta sia, lo può offendere; considerando, adunque, quello lume di quelli angelici spiriti di quella patria celeste, de’ quali l'uno eccede l’altro di lume di intelletto, però che l’uno illumina l’altro, il superiore illumina il suo inferiore: così procedendo di ierarchia in ierarchia, pervenendo a quelli ultimi cori di cherubini e serafini, che sono di tanto lume d’intelletto, che illuminono tutti gli altri inferiori, niente di manco per loro natura non possono vedere Ia faccia di Dio, ma per la grazia da Dio data loro, vedere la possono; e con ciò sia cosa che con tanta altissima intelligenzia e di tanto lume fussino stati da Dio creati, però che tante migliaia e migliaia sono di angelici spiriti, eccedenti l’uno l’altro in intelligenzia e per clarissimo intelletto, e’ superiori gli inferiori illuminando, el minimo angelo per nobiltà di natura più nobile si dice essere che tutte le anime create: niente di meno loro non possono per loro natura vedere Iddio.

Ma l’anima d’uno fanciullo piccolo, che muore con la grazia del battesimo, per la gloria di Dio vede la faccia sua, che non può lo angelo per sua propria natura vedere. E se Iddio creassi di nuovo altrettante migliaia di milioni e milioni di angeli, di nobiltà di natura come el supremo angelo, eccedendo poi quello tutti li altri, dico che mai per loro natura vedere potrebbono Ia faccia di Dio, però che, come dice il filosofoCR : Argument d’autorité., finite ad infinitum nulla est proportio NT : Cf. Auctoritates Aristotelis, Super primum librum de Caelo et mundo 22, éd. J. Hamesse, Louvain : Éditions universitaires – Paris : Béatrice Nauwelaerts, 1974, p. 161 ; cf. Thomas d’Aquin, Summa theologiae, Ia, q. 2 : della cosa finita alla infinita non è equalità, però che Iddio è infinito, lo angelo è creatura finita. Adunque, l’anima di uno fanciullo si conclude che, per grazia, vede la faccia di Dio meglio che non lo angelo, per natura. Contemplando io adunque e in me medesimo ripensando di quella patria celeste, cominciai pensare infra me stesso tutto sbigottito dicendo: — Ohimè, come mai andrò io a questa patria, tanto di lungi da essa stando in questa miseria del mondo? Come mai pervenire vi potrò, modo non veggo —. E in tale cogitazione essendo io tutto sbigottito, mi parve che mi fussi detto, come: — Non ti sbigottire; tu ci andrai bene —. E confortommi assai*. *Occorsemi alla mente quello salmo: Lætatus sum in his quæ dicta sunt mihi:CR : Rappel du verset thématique. Io mi sono allegrato di quel che mi è stato detto. E però l’ho proposto alle carità vostre. Poi segue: In domum Domini ibimus. Stantes erant pedes nostri in atriis tuis Hierusalem NT : Ps 121, 1-2. E sopra di questo sarà la nostra predicazioneCR : Annonce du sujet du sermon, articulée autour d’une allégorie décrivant la voie qui conduit à Jérusalem, lieu de la présence divine (Bernard OK ? Je dirai plutôt que la Jérusalem terreste est l’image de la Jérusalem céleste, donc le Royaume des Cieux où Savonarole veut entraîner ses auditeurs ).

*Mossimi, adunque, con molti per andare in questa Ierusalem e pervenìmo in uno luogo che vi erano tre vieCR : Savonarole procédera dans le développement de ce sermon par divisions et subdivisions engendrées par arborescence, typiques du sermon scolastique qu’il a pratiqué à ses débuts avant qu’il n’y greffe, à partir de 1490, un commentaire suivi de la Bible ; après 1494, une construction en spirale sera la disposition la plus fréquente. Voir Cécile Terreaux-Scotto, L’édifice des sermons savonaroliens. Rhétorique et politique à Florence à la fin du XVe siècle, Genève, Droz, 2023.: una a mano diritta, una alla sinistra, un’altra che andava diritta innanzi, e quivi ritrovandoci, non sapevamo in quale ci entrare. Quella che era alla destra era via assai patente e piacevole a camminare. Quella che era alla sinistra, parte era molto larga e dilettevole e pareva con molte ostarie abbundantissime, e molta gente per quella andava. L'’altra, innanzi, ci era posta via stretta con poche ostarie e male a cavallo e con poca roba*CR : Savonarole annonce ici trois grandes ramifications, qui représentent les trois voies qui se présentent au pélèrin en route vers Jérusalem : la voie de droite, agréable (I) ; la voie de gauche, agréable également, bordée d’auberges avenantes (II) ; la voie du milieu, étroite et difficile (III).. *Questa via aveva tre ovvero quattro condizione: la prima, come ho detto, e’ era molto stretta, l’altra, che ella era diritta, non torceva né aveva nessuno canto e molto era spiacevole a camminare, però che mai essere ti pare al fine e, straccati assai, mai pare che vi pervenga. La terzia sua condizione è che ella era erta, andava in su che è molto faticoso camminare in simili vie. La quarta e ultima sua condizione è che ella era piena di erbe e di pruni, diserta e da pochi abitata*CR : La voie du milieu est à son tour subdivisée en quatre ramifications qui sont autant de caractéristiques : elle est étroite (III,1), rectiligne (III,2), raide (III,3) et aride (III,4).. *Questa, madre mia, sì è Ia via della santa religione, che è stretta con le sopradette condizione, nella quale entriamo noi e tutti e’ veri religiosi. Di questa voglio parlare; queste altre due significano lo stato ecclesiastico e mondano, le quali avete inteso essere vie larghe e agevoli a camminare. Di quelle non voglio parlare ora, ma voglio dichiararvi le condizioni di questa vostra via che mena a Ierusalem. La prima sua condizione, dissi, che ella era diritta e va in su*CR : Proposition du sermon : Savonarole entend se concentrer sur la voie du milieu, la plus difficile et qui correspond au chemin qui conduit à Jérusalem et à la « sainte religion ». Il rassemble les points (III,2) et (III,3) et ne traitera pas les autres, pas plus qu’il ne traitera du point I (la voie agréable) et du point II (la voie agréable bordée d’auberges). *Convienti adunque procedere in questa via, andando in su con sei gradi di carità, che gli pone Cassiodoro in uno libro NT : non identifié, che egli fa, aggiugnendovene uno a sei, che si chiamano a questo modo: il primo necessitas, il secundo suavitas, il terzio aviditas, il quarto satietas, il quinto ebrietas, il sesto securitas, il settimo e ultimo tranquillitas. Questi sono e’ gradi della santa carità per li quali, di necessità è al religioso procedere per quelli, el quale vuole pervenire a quella Ierusalem celestiale. Sanza e’ quali non si può essere accetto a Dio, ne’ quali gradi predetti ci si ritrovano gli incipienti, e’ proficienti e perfetti*CR : Annonce d’une nouvelle subdivision scolastique à partir du point III, et qui correspond aux sept marches de la charité (III,1) que le pélèrin doit gravir (necessitas, suavitas, aviditas, satietas, ebrietas, securitas, tranquillitas (III, 1, a à g) et que Savonarole va définir une par une.. *Ora vegnamo alla loro declarazione*CR : Séquence transitionnelle.. *El primoCR : Première marche : la nécessité de tout faire pour Dieu (III, 1, a). è detto necessità, cioè che di necessità è, a chi vuole cominciare a bene fare, in prima dirizzare la sua intenzione a Dio, averla sempre diritta per amore del paradiso, volentieri fare le opere buone, non per umana laude. Questa è Ia pura intenzione, però che molte persone dicono: — Noi facciamo ogni cosa a laude di Dio —, e non considerono se quello che e’ fanno è licito, ché molte volte è peccato e è mal fatto e fannolo a propria laude, ovvero a ragunare moltitudine e a favore umano. L’altra intenzione debbe essere questa in tutte le sue operazioni: se tu dormi, se tu mangi, tutto fare per amore del paradiso e della futura gloria, non desiderando né cercando gloria umana*. *Questo è il primo grado e è degli incipienti, nel quale grado quello che vi si trova esaminisi se si cognosce esservi, però che, se vi ti truovi bene, procederai ascendendo al secondo grado, chiamato suavitasCR : Deuxième marche, la douceur de servir Dieu (III, 1, b)., cioè che poiché tu arai dirizzata Ia tua intenzione a’ premii dell’altra vita e disprezzata l’umana gloria, e solo avere rispetto nel tuo operare al bene del paradiso, nascerà in te quest'altro effetto, che in te sentirai una certa suavità e dolcezza nel servire a Dio, che non solo arai rispetto al premio del paradiso, né per amore di quello, ma solo per amore di Dio e per gloria sua comincerai a fare bene in tanta suavità e dolcezza che, dimenticatoti quelli premi a' quali, nel primo grado essendo, risguardavi, solo per amore e gloria di Dio opererai ferventemente*. *In questo, adunque, se ti ritruovi, bene procederai nell'altro grado chiamato aviditasCR : Troisième marche, le désir d’agir par amour pour Dieu(III, 1, c).; e di poi che solo per amore di Dio opererai, in te sentirai una avidità, una fame dell’operare bene con uno amore e fervore ardentissimo. Avida, dico, dello osservare la regola tua*. *In questo grado se essere ti conosci, ascenderai all’altro grado chiamato satietasCR : Quatrième marche, servir Dieu suffit à apporter la satiété (III, 1, d)., cioè che tu sentirai in te una sazietà delle cose del mondo, non ti curando né di parenti né di amici né di roba, ma tutta avida e accesa al servire a Dio, fervente alla orazione e al coro, alle vigilie con un amore ardente di Dio*. *Se in questo tu ti ritruovi tu perverrai, ascendendo in su, a' gradi più perfetti; però che in tale sazietà del mondo pervenuta, in tanto amore di Dio perverrai, che quasi ebria del suo amore ti sentirai. E questo è quell'altro grado chiamato ebrietasCR : Cinquième marche, l’ivresse que procure l’amour de Dieu (III, 1, e).. Quello che è ebrio non si cura d’andare nudo, e se gli è detto villania, se ne ride come pazzo; così chi è ebrio dello amore di Dio non si cura come sia vestita, non si turba se gli è detto villania, ma quella volentieri sostiene*. *Lo esemplo abbiamo degli apostoli e’ quali ibant gaudentes a conspectu concili, quoniam digni habiti sunt pro nomine Jesu contumeliam pati NT : Ac 5, 41. Allegri andavono e’ santi apostoli a’ concilii, però che erono ebrii dell'amore di Cristo e reputavono gran felicità patire pene per suo amore; così tu, se in questo ti ritruovi essere, perfetta in carità chiamare ti puoi e pervieni poi all’altro grado chiamato securitasCR : Sixième marche, la sécurité donnée par le salut (III, 1, f)., però che Iddio infonde nell'animo di quel tale, che tanto è inebriato del suo amore, una sicurtà della sua salute. Non teme nulla, vengano persecuzioni, vengano e’ martirii; nulla el fa temere, tutto è parato a sostenere per l’acceso e fervente amore di carità che l’ha inebriato. Dipoi perviene a quella perfetta tranquillità di quelli eterni beni*CR : Septième marche, la tranquillité apportée par les biens éternels (III, 1, g).. Questi gradi, dico, bisogna abbia ogni religioso; in questi conviene che proceda, in questa via della santa religione, el quale è lo stato perfetto*. *Quello religioso, adunque, che in questi gradi non si truova, sappi che egli è spacciato, e non gli basta essere nel primo ovvero nel secondo grado, ma conviene che pervenga alla perfezione di tutti e’ gradi della perfetta carità; e però lo stato della religione è stato perfetto e, in quello, il non procedere innanzi è tornare indrieto, però che si dice: In via Dei non progredi est retrogredi NT : Bernard de Clairvaux, Sermo in purificatione B.M.V., sermo 2, 3, Sancti Bernardi opera, vol. 4, Roma : Editiones cistercienses, 1966, p. 340. E di tale condizione è il religioso che, quando ha cominciato a tornare indrieto, o rade volte o quasi mai va poi innanzi: egli è incorriggibile il cattivo religioso, quando egli erra della via, mai mai vi ritorna*CR : Séquence conclusive.. — *Voglio dirti a chi è assimigliato il tristo religiosoCR : Argument par la comparaison.: è uno uccello che si chiama struzzo, el quale ha le gambe lunghe e il collo lungo e il capo piccolino, e ha le penne simili al girifalco, ovvero falcone; pare che voglia volare, ma mai da terra si lieva per la gravezza del corpo suo. Il falcone è il contrario: ha il capo leggieri e con assai penne, atto a volare ad alto. Questo struzzo dice che fa le uova e ponle in terra e guardale, e dicesi che le guarda tanto fisse, ché egli genera di quelle il figliuolo. Non è così, ma guardale perché non gli sieno tolte, ma poi se le dimentica e va via, ma e’ razzi del sole in quelle reverberando le fa generare, e qualche volta, perché non gli sieno tolte, le cuopre con la terra è da chi passa sono calpestate e guaste, o da uomini, ovvero da animali. Questo, dico, è simile al tristo religioso, il quale ha lo abito di religione perché debba volare in alto per la retta intenzione, ma, niente di manco, non si lieva da terra, però che egli fa il frutto, cioè le sue operazioni e ponle in terra, cioè Ia sua intenzione non dirizza al cielo, ma pone la sua speranza nell’umana laude, e delle sue opere cerca mondana gloria. — È ancora grave di corpo, però dice che non vola mai, però che la umidità della sua carne lo tiene giù grave. Per la umidità della sua carne non si intende altro che e’ diletti di quella, alli quali e’ va drieto e non può volare ad alto per contemplazione, e tienlo giù abbasso con la sua intenzione e sono conculcate le opere sue dallo inimico nostro*TR : –  Je veux te dire à qui on assimile le mauvais religieux : c’est un oiseau qu’on appelle autruche, qui a de longues jambes, un long cou et une toute petite tête, et qui a des plumes semblables à celle du faucou pèlerin, ou plutôt au faucon ; il semble vouloir voler, mais il ne se soulève jamais de terre en raison de la lourdeur de son corps. Le faucon, c’est le contraire ; il a une tête légère et de nombreuses plumes, capable de voler haut. On dit que l’autruche pond ses œufs et les dépose dans la terre pour les regarder, et on dit qu’elle les regarde si fixement qu’elle en engendre ses petits. Ce n’est pas ça, mais elle les regarde pour pas qu’ils lui soient enlevés, mais ensuite elle les recouvre de terre et ceux qui passent – hommes ou animaux – les piétinent et les abîment. Je dis que celui-ci est semblable au mauvais religieux, qui a un habit de religieux pour voler haut parce qu’il a de bonnes intentions, mais néanmoins il ne se soulève pas de terre, parce que ses petits, c’est-à-dire ses actions, il les dépose dans la terre, c’est-à-dire qu’il n’adresse pas ses intentions au ciel, mais il place son espoir dans la louange humaine et il cherche une gloire mondaine pour ses œuvres. – Son corps est également lourd, c’est pourquoi on dit qu’il ne vole jamais, parce que l’humidité de sa chair le rend plus lourd. Par humidité de sa chair on n’entend rien d’autres que les plaisirs de la chair qu’il poursuit et il ne peut pas voler haut pour contempler, et ses intentions sont ainsi maintenues au ras du sol et ses œuvres sont piétinées par notre ennemi. Fais donc en sorte d’être semblable au faucon qui a des plumes capables de voler avec sa chair qui est légère parce qu’elle est sèche, ne ressent pas ses plaisirs et est ainsi capable de contempler. Vole donc avec deux ailes, celles de l’amour et de l’espoir, et dirige tes intentions vers Dieu : si tu veux commencer à marche sur cette voie à travers les marches dont on vient de parler, il faut que tu montes et que tu avances.. *Adunque fa’ tu d’essere simile al falconeCR : Séquence exhortative., che ha le penne atte a volare con la carne leggeri perché è asciutta, non sente diletto di quella, e così atto a contemplazione. Vola tu adunque con due alie, cioè dell’amore e della speranza e la tua intenzione dirizza inverso Iddio: se vuoi cominciare a camminare in questa via pe’ sopraddetti gradi, ti conviene andare sagliendo e procedere*. *E così hai la prima condizione di questa via.

Ora dichiariamo l’altra sua condizione*CR : Séquence transitionnelle. Dicemmo che ella era molto stretta la quale pare che, ad entrarvi, quasi da ogni parte l’uomo debba inciampare. Vedendo, adunque, questo e’ nostri antiqui padri gli feciono da ogni lato una siepe. Da uno lato posono questa: Declina a malo; dall’altro lato: Et fac bonum NT : Ps 36, 27 CR : Parallèlement à la subdivision indiquant les sept marches à gravir, Savonarole va décrire une autre caractéristique allégorique de la voie du milieu : elle est bordée de haies (III, 2), d’un côté pour repousser le mal (III, 2, A), de l’autre pour faire le bien (III, 2, B).. *Viddono e’ nostri santissimi padri antiqui che tre cose erono quelle che guastavono il mondo, cioè avarizia, la carnalità e la superbia. E loro contra di questi instituirono tre voti: contro all’avarizia la povertà, contro alla carnalità la castità, contro alla superbia la obbedienzia. E questo è declina a malo la prima siepe*CR : La première des subdivisions précédentes présente à son tour trois ramifications fonctionnant par couples antithétiques mais évoquant la tentation du mal : avarice / pauvreté (III, 2, A, a), sensualité / chasteté (III, 2, A, b), orgueil / obéissance (III, 2, A, c).. Poi, dall'altro, l’altra siepe, istituirono orazioni, vigilie, astinenzie e questo dice: Et fac bonum*CR : De façon parallèle, apparaît une autre ramification : pour faire le bien (III, 2, B), il faut prières (III, 2, B, a), veilles (III, 2, B, b) et privations (III, 2, B ,c).. *Questi tre voti, come debbino essere osservati e di che qualità esser debbino te lo voglio direCR : Séquence transitionnelle par laquelle Savonarole annonce qu’il va traiter le premier point, pauvreté, chasteté et obéissance.. *— La povertàCR : Ce point correspond à la première ramification de la première subdivision (tentation du mal) de la troisième division (la voie étroite du salut) énoncée au début du sermon. in tale modo vuole essere : che né in commune né in particulare tu abbi cosa alcuna, salvo Ia tua necessità, e quella abbi con fatica. Oh, come è oggi osservata questa povertà da’ religiosi? Va’, guarda le religioni: non povertà in quella si truova*. *A' tempi passati era osservata da’ padri nostriCR : Séquence exhortative nourrie par une série d’arguments inductifs, centrés en particulier sur l’exemple des membres de l’Église primitive.. È uno monasterio antico de’ frati nostri, che ha quelle celle, che paiono sepulcri, vorrei le potessi vedere, non si adoperrebbono adesso: uno terrore sono! — Chi erono? — Come noi —; oggi le cose nostre, che povertà! abbondanzia di superfluità. — Non volere avere cose superflue in cella tua, levale via. Solo la necessità ti contenti, le veste tue sprezzate fa’ che sieno. Nostri passati in questo studiavono. E uno antiquo padre dell'Ordine nostro, predicatore famoso, andava male vestito, con la tonica stracciata, non voleva andare vestito altrimenti. Volevono e’ frati rivestirlo: non voleva, ma conveniva che a tradimento facessino in questo modo: che a lui misuravano una tonaca e dicevangli la facevono per un altro; dipoi la notte, occultamente, gli cavavono quella trista di cella e ponevangli quella buona. E in questo modo conveniva fare. Così vivevono gli antiqui padri nostri. — Raccontasi di uno monasterio di monaci di numero cinquemila, tutti in perfezione eccedenti l’uno l’altro; dice che vi passò Damaso papaDamase, pape con suoi cardinali, e loro se gli feciono incontro con le croce, tutti malvestiti, poveri, umilissimi. El papa, vedendo, dice che pianse commosso da divozione; e, entrando dipoi nel munistero loro, sanza apparato nissuno, quivi non erono né arazzi né tappeti, nulla: solo povertà lui si trovava in quel luogo santissimo. El Papa e gli altri con gran divozione si partirono. Oggidì se il papa o cardinale venissi ne’ monasterii nostri, oh, noi faremmo tanti apparatiNH : Le passage oppose la pauvreté des anciens religieux au relâchement des couvents contemporains. Le confrère dominicain auquel Savonarole fait allusion ne peut être identifié avec certitude. Le second exemplum met en scène le pape Damase Ier (366-384), sans qu’il soit possible d’en identifier la source précise. Ce pourrait être la Legenda aurea ?! E io vi dico che si partono da noi male edificati. Nulla proprietà debbiamo avere, di tutte le cose leviamo lo affetto; sapete come facevono questi santi religiosi, quando ricevevono uno alla religione? Provatolo prima, dipoi, quando alla religione entrava, facevonlo di fuora spogliare de’ proprii panni e davongli lo abito acciò che non avessi nulla proprio, etiam e’ proprii panni. E però non ti curare, quando hai cosa alcuna da tuo padre o parenti, di averlo tu, ma la tua superiore sia contenta tu lo dia a un’altra, acciò che da te si lievi quello amore dalle proprie cose. La povertà, adunque, vuole avere la necessità con fatica. — Molto è abusivo che tu abbandoni le cose tue per amore della povertà e poi abbondi delle cose d’altri. Lieva l’amore dalle cose tue, quantunque piccole, che è indizio della maladetta proprietà. Sarà molte volte una religiosa, che arà lasciato le veste di seta e molta roba, dipoi, venendo alla religione, porrà l’affetto a una tonachetta, o a uno velo, o a uno libriccino, ovvero comincerà a dire: — Egli è mio —, non vorrà prestarlo a persona. Questo è contro alla povertà, la quale nulla possiede. Tu, superiora, lieva via, scambia, togli a una quello che ella chiama suo, è dallo a un’altra. Quello che l'ha avuto dal padre o da’ parenti va così scambiando, acciò che nessuna dica: — Questo è mio —. Io ti do questo consiglio, però che altrimenti si fa contro alla povertà, sottentrando la maladetta proprietà. Hai inteso della povertà quale debba essere*.

*Ora, del voto della castitàCR : Ce point correspond à la deuxième ramification de la première subdivision (tentation du mal) de la troisième division (la voie étroite du salut) énoncée au début du sermon (III, 2, A, b)., lascia stare gli atti illeciti che fuggire si debbono, ma etiam ti dico, se non mortifichi tutti e' sensi tuoi, el vedere, el volere Vedere tuttodì e’ parenti tuoi, e parlare con loro, tuttodì cianciare: e a che fare? impediscono lo spirito. Dicoti che questo è fare contro al voto della castità. Non solo non basta fuggire e’ pensieri e atti illeciti, ma eziandio mortificare tutti e’ sensì, lo udire, il gusto, el tatto; sottrarre al gusto qualche cosa, pigliando il cibo, non saziandolo. E questo è il modo del servare castità*.

*Della obbedienzia, quale debba essere, state attentiCR : Ce point correspond à la troisième ramification de la première subdivision (tentation du mal) de la troisième division (la voie étroite du salut) énoncée au début du sermon (III, 2, A, c).. — Il religioso sempre debbe essere apparecchiato a' comandamenti del suo superiore; tale abito debbe fare nella mente sua d’essere contento a ciò che gli è comandato. Questo è per rimedio della superbia nostra. Uno superbo e disobbediente sempre mormora, pargli che gli sia sempre comandato cose che gli dispiacciono, perché non ha tale disposizione. La obbedienzia, adunque, debbe essere pronta, voluntaria, non solo a’ maggiori, ma agli equali e minori: questa è Ia perfetta obbedienzia*. — *Dall’altra parte di questa nostra via è un’altra siepe, la quale dice: Et fac bonumCR : Ramification III, 2, B. E’ sono tre altre cose, cioè astinenzia, silenzio e orazioni. Conviene ancora queste altre tre cose osservare, alla astinenzia vigilie ferventissime, non ti lasciare alla negligenzia vincere, come fanno molti cattivi religiosi che dicono: — No, se io facessi questa astinenzia, il corpo infermerebbe .— Sai quello che fanno e’ tristi religiosi? Diventono tutti medici e dicono: — No; el tale cibo non è da me, è troppo grosso, mi farebbe male —. Ma sai quello che fa Iddio? Dice: — Orsù, tu vuoi essere medico? io ti darò che medicare —, e mandagli una infirmità per tutto il tempo della vita sua. Vuolsi, adunque, vincere la negligenzia con l'astinenzia debita, facendo con misura. — El silenzio ancora diligentissimamente servare, però che molto è utile; alla orazione ferventemente perseverare, e questa è l’altra siepe di questa nostra via. Ancora ti dissi che questa via ha poche osterìe con poca roba. Questi significano e’ piaceri e ricreazione mondane: poche ne debbe pigliare el religioso, dico delle parole iocose del ridere*. Sai bene che il padre santo BenedettoCR : Argument d’autorité. nella sua regola dice che gli stoltiloquii, cioè parole di motteggi commoventi al riso, al tutto condanna con serrame eternale e a quelle non permette aprire la bocca del discepolo NT : Cf. Règle de saint Benoît, chap. 6*. *E però in questa via ci sono poche osterìe, cioè pochi piaceri e recreazioni pigliare dobbiamo, e quelli pochi di tal qualità, che più presto ci faccino devoti che vagabondi, e divozione ci lascino nel cuore nostro. L’altra condizione di questa via, dissi che ella è poco abitata, e piena di erbe e di spine e pruni, però che pochi pochi ci passono; ma che? dirò una cosa, che molto è peggio, che ella non è più conosciuta, non si truova più persona che Ia conosca. I religiosi non vanno oggi per questa via. Noi abbiamo bene la similitudine dell’abito delli nostri santi padri antiqui, abbiamo la regola come ebbono loro, ma noi non andiamo per questa via: non è da noi conosciuta; andiamo per una via ampla e larga, non più povertà si osserva. Guarda oggidì e’ religiosi come vestono suntuosamente, e però dico: questa via è inabitata, piena di pruni e di spine, e molto è faticoso oggi andare per essa. E' conviene che la santità si vesta il mantello della pazzia, però che chi fa bene è tenuto oggidì pazzo. Bisogna, adunque, diventare pazzo e stolto chi vuole fare bene*CR : Savonarole appelle à la sainteté, sur le modèle des pères primitifs de l’Église..

*OraCR : Péroraison exhortative., ritruovandomi con molti in capo di queste tre vie, non sapavamo in quale entrare dovessimo TP: Le thème de la croisée des chemins permet de mettre en résonance le verset évangélique sur les deux portes (Mt 7, 13) avec le motif du carrefour présent à la fois dans la culture populaire et dans la culture littéraire, classique ou chevaleresque. À Florence, l’humanisme avait donné à ce thème une signification morale en relation avec l’exaltation de la vie active et politique (cf. Ronald G. Witt, Hercules at the crossroads. The Life, Works and Thought of Coluccio Salutati, Durham, Duke University Press, 1983). Pour ce qui est des attestations du thème dans la culture en langue vulgaire, on peut citer l’Amorosa visione de Boccace ou, plus proche de Savonarole, le Morgante de Luigi Pulci. Dans le présent sermon, la croisée des chemins sert à dramatiser l’alternative entre salut et perdition par le recours à une image riche de réminiscences. Vedèmo quella dal lato destro assai larga e molto bella, e simile quella dal lato sinistro molto più, e molta gente andante per essa via. Questa di mezzo ci pareva spiacevole e stretta, faticosa molto a camminare. Volevamo pure andare a quella via che menava a Ierusalem. E stando così ammirati guardàmo e vedèmo venire uno contadino della via da mano destra. Noi il domandàmo, pensando costui saprà la via: — Per quale di queste vie andiamo? — No — dice lui: — Dove volete voi andare? — Noi rispondemo: Stantes erant pedes nostri in atriis tuis, Ierusalem NT : Ps 121, 2. Dice quello contadino: — Quale Ierusalem? — Oh, dicèmo noi: Ierusalem quæ aedificatur ut civitas, cuius participatio eius in id ipsum NT : Ps 121, 3: Quella Ierusalem che è edificata come una città, la cui participazione è in id ipsum. Cioè vuol dire, id ipsum, eternità in Dio, in Lui medesimo, eternalmente, si ha a finire. — No — dice quel contadino, che era il demonio: — Andate qua per questa via che è a mano sinistra; questa è la via che vi mena a cotesta città —. E stando così, eccoti venire uno cittadino di quella Ierusalem e dice a noi: — Dove andate voi? — Noi respondèmo: — Stantes erant pedes nostri in atriis tuis, Ierusalem —. Dice lui: — Questa è la via del mezzo —. Oh, — dicèmo noi, — quel contadino ci dice che questa di qua è la via. — No — dice lui: — Quel contadino non sa questa via, lui è uno pazzerone. Haec est via; ambulate in ea, non declinetis ad dexteram neque ad sinistram NT : Is 30, 21 —. E questo era Isaia profeta. E stando noi così ammirati, ecco statim ne vengono gli amici e propinqui e dicono: — Eh, non entrate in questa via sì stretta, ella è spiacevole, non potete mai camminare per essa —. E eccoti venire un altro cittadino di quella Ierusalem e dice a noi: — Dove andate voi? — Rispondémo: Stantes erant pedes nostri in atriis tuis, Ierusalem. Rispose lui e dice, mostrandoci Ia stretta via: Haec est via, ambulate in ea, non declinetis ad dexteram neque ad sinistram. E questo era Ieremia. E statim, eccoti venire padre e madre e dicono: — Non entrate per codesta via stretta; e che bisogna a voi? non potrete camminare, ella è faticosa, non potrete tanta astinenzia sopportare. Ché non andate voi per questa via larga che ci va molta gente? La vostra è pazzia e stultizia —. E così stando, eccoti venire un altro di quella città di Ierusalem e questo fu Michea profeta, e similmente mi mostrò la via dicendo: Ambulate in ea. Ancora Ieremia, sogiugnendo, diceva: Bonum est viro cum portaverit iugum ab adolescentia sua; sedebit solitarius et tacebit et levabit se super se NT : Lm 3, 27-28: Buono è all’uomo, dice Ieremia, el quale porta el giogo dalla sua adolescenzia; sederà solo e tacerà e leverà sé sopra di sé; cioè, per contemplazione delle cose di sopra, tacerà sedendo solo, cioè nella quiete della santa religione. Confortandoci Ieremia in questo modo, eccoti venire uno peregrino. Dice a noi Isaia: — Ecco, qua ne viene questo peregrino, che vi guiderà bene per questa via; egli ha uno suo saltero, el quale suona tanto bene e dolcemente, che non vi parrà fatica a camminare NT : citation non identifiée —. Questo peregrino era Cristo, il saltero che egli ha è Ia santa croce. Nel saltero sai che v'è il legno prima, dipoi vi è su le corde poste distese; el legno significa la croce, le corde distese in sul legno significa il corpo di Cristo steso e confitto in sulla croce, el suono è la canzona che canta. Dice così, parlando all’anima contemplante Lui, andante in questa via: — Recogitate ignominiam dolorem et mortem meam NT : Ce pourrait être un écho de Lm 3, 19 : “Racordare paupertatis et transgressionis meae, absinthi et fellis” ; un peu plus loin, une citation quasi à l’identique est suivie de Lm 3, 20 —. Per la ignominia s’intendono gli scherni, le beffe e derisione fatte al tuo Signore, le quali se bene contemplerai, questa via ti parrà lieve a camminare. Pel dolore sono le passioni crudelissime che nel suo preziosissimo corpo portò, morendo per salute nostra. Andando, adunque, con questo peregrino, dice Isaia, andrete per questa via bene, però che Lui l’ha passata, ma noi potremo rispondere a te, peregrino, e dire: — Così tu hai buon dire, tu; tu eri Iddio, potevi e puoi fare molte maggior cose che passare per questa via —. E Lui ci risponde, dicendo: — Non risguardate a me solo; non sapete voi quia illinc ascenderunt tribus, tribus Domini, testimonium Israel, ad confitendum nomini Domini. Or non vi è egli andato per questa via e asceso tribù e tribù, uomini come voi che sono testimoni di Israel a confessare il nome di Dio? — Ora considerate la infinita moltitudine de’ santi, che per questa sono andati per molte passioni, pervenuti a quella Ierusalem dove volete andare voi. Convienci andare con questo peregrino, cioè meditando la passione sua e quella de’ santi che l'hanno seguitato.

Ora, a ciò che tu facilmente cammini per questa spiacevole via, io ti voglio dare uno paio di buone gambe e uno paio di scarpe grosse che ti campino dal freddo, uno buono mantello e uno cappello grosso in capo, uno carnaiuolo al lato, acciò che non manchi per la via drentovi del pane. — Le gambe che ti voglio dare, l’una è questa: che tu consideri e fermamente creda che Dio è e che Lui è creatore di tutte le cose. Questa è l’una gamba. L'altra è che tu pensi e consideri che Egli è remuneratore infallibile di tutte le opere nostre, e questa è l’altra: due gambe fortissimo a camminare in questa via. Dipoi voglio che abbia le scarpe in piede. Le scarpe sai che sono di pelle di animali morti. Questa è la meditazione de’ padri passati, che tu gli mediti spesso, leggendo quelli che ti saranno gran conforto in questa via. Di poi, uno buono mantello indosso, che non sia offeso dal freddo; questo è la santa carità, quia charitas omnia delicta cooperit NT : Pro 10, 12 : “Universa delicta operit caritas”: La santa carità tutti e’ peccati cuopre. Uno buono cappello in capo e questo è la speranza in Dio, come dice lo Apostolo: Galeam salutis in capite NT : Eph 6, 7 ; “Galeam salutis assumite”, cioè vuol dire di essa speranza. Dipoi voglio che abbia al lato il carnaiuolo col pane, e questo significa il santissimo pane del Sacramento, che tu ti comunichi spesso, sacramentalmente, se non almanco spiritualmente, che ti sarà facile questo cammino. — Piglia poi uno bastone di legno in mano: piglia, dico, la santa Croce, abbracciala e comincia a camminare col peregrino Cristo, contemplando, dico, in sulla Croce. Cominciando adunque a camminare, andando il peregrino sempre innanzi, sonando il suo salterio e cantando la sua dolce canzona, dicendo all'anima contemplativa: Recordare ignominiam et dolorem mortis meæ. E tu, rispondendo, di’ così: Memoria memor ero et tabescet in me anima mea NT ; Lm 3, 20. E procederai innanzi in questa via, in tal modo, in tanta dolcezza; e perché l’uomo, quanto più è innanzi in questa via è più in alto, meglio vede e più conosce e’ pericoli di quelli che vanno per queste altre due vie, ora di quelle ti voglio parlare. — Pervenuti che noi fummo assai innanzi, noi ragguardammo in giù e vedemmo in quella via, da mano destra, che era tanto larga che ci pareva tanto bella e agevole a entrarvi, più piacevole che la via stretta: e guardando in quella vedemmo gente entrare e sospingnevonsi l’uno l’altro e ciascuno voleva andare per la via buona, però che vi era dimolto fango. Alcuni che con gran fatica erono entrati, volevono tornare indrieto e non potevono; andavono alle osterie, le quale erono piene di uomini da bene e di grandi, era loro detto: — Andate in pace, qui non cape più persona —, tornavonsi adrieto. Era tanta quella calca, che alcuni erono sospinti e cadevono in uno precipizio che era quivi. Questo non vuole altro dire se non che nel mondo ciascuno sospinge l’altro nel fango degli affanni; ognuno cerca la buona via delle prosperità e fugge il fango delle avversità: con questa fatica si perviene a una temporale dignità. Uno cittadino di Firenze si fa schiavo di venticinque persone per entrare nello Stato, e poi che vi è se ne pente molte volte, però che poi bisogna che facci delle cose che fare non debbe, e vorrebbe volentieri uscirsene, ma egli non può, cade nel precipizio della dannazione, oppressato e sospinto in quellaNH : L’expression “farsi schiavo di venticinque persone per entrare nello Stato” renvoie vraisemblablement, de manière polémique, aux dépendances personnelles qu’impliquait l’accès aux charges publiques à Florence.. Similmente lo stato ecclesiastico; con quanta fatica si perviene, e acquistano le prelature con quanta offesa di Dio! E però segue il salmo e dice: Quia illic sederunt sedes in iudicio, sedes super domum Davit NT : Ps 121, 5. Però che quivi, cioè in quella Ierusalem, siede la sedia nel iudicio. Dice che la sedia sedía, però che dice che l’anima del iusto è sedia della sapienzia; quivi siede l’anima iusta nella sedia di Dio a iudicare il mondo. Poi segue: Rogate quæ ad pacem sunt Ierusalem NT : Ps 121, 6; cioè vuol dire: Pregate per quelli peccatori a consolazione e pace di quelli di Ierusalem, che quasi dire si può che non hanno pace, quando veggono andare e’ peccatori a perdizione. Pregate, Madre mia, per loro che si convertino a Dio. Segue: Et abundantia diligentibus te NT : Ps 121, 6: E abbundante grazia a quelli che amono te. Segue: Fiat pax in virtute tua NT : Ps 121, 7, sia questa pace nella tua virtù, cioè dice a Cristo; per la virtù di Cristo non s'intende altro che la sua passione, per quella sia pace e misericordia a’ peccatori. Segue: Et abundantia in turribus tuis NT : Ps 121, 7. Per le torre s'intendono quegli santi eletti di quella etterna patria: adunque a loro l’abbondanzia della pace è sempre. Segue: Propter fratres meos loquebar pacem de te NT : Ps 121, 8: per amore de’ miei fratelli e prossimi chieggo da te questa pace. Propter domum Domini Dei nostri, quaesivi bona tibi NT : Ps 121, 9. Amen*.

Légende :