SavonarOnline
Édition numérique annotée et commentée des sermons de Jérôme Savonarole
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gravure de Jérôme Savonarole
École florentine, Portrait de Savonarole en médaille, XVe siècle, Museo del Bargello, Florence.
I, Sailko, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Prediche sopra i Salmi, Sermon 4

Auteur : A cura di Vincenzo Romano Date : 17 janvier 1495

PREDICA IV FATTA A’ DÌ 17 DI GENNAIO 1494NH : L’année commençait le 25 mars à Florence, ab incarnatione., EL DÌ DI SANTO ANTONIONH : Savonarole a prononcé ce cycle de sermons sur les Psaumes les jours de fête. Dixit insipiens in corde suo: Non est Deus. (DAVID, Ps. XIII, 1)CR : Il s’agit du verset thématique qui scande le sermon.

*CR : Savonarole ouvre son sermon par une séquence didactique pour expliquer que seule la « vérité de la foi », qu’il entend défendre contre les orgueilleux et les insolents, permet de connaître l’essence de Dieu et des Écritures. Lo intelletto creato, perché è terminato, non può pervenire totalmente in cognizione della essenzia divina, ergo non può pervenire alla cognizione delle proprietà della Scrittura divina; perché lo intelletto finito è tanto di lungi da quella infinità, che non vi è proporzione; però non può pervenire a quella notizia della essenzia e sustanzia di Dio. Adunque Iddio è una cosa, alla cognizione della quale lo intelletto creato non può per sé pervenire. L’onnipotente Iddio adunque, perché è sommo bene, et omne bonum est diffusivum sui ipsiusNT : Cf. Auctoritates Aristotelis., ha voluto, per qualche via, darci questa cognizione di sé e della sua onnipotenzia; e questo ha fatto per lume della fede, e ha voluto per li santi profeti revelarci la sua bontà e la sua onnipotenzia, acciò che Lo conosciamo e crediamo e amiamo. E questa revelazione ha dato ancora per confondere alcuni superbi che non credono. E contro a questa verità della Trinità, revelataci da Dio per li suoi santi profeti, si sono levati assai uomini con inganni e arme; pur non di manco sempre è stata ferma questa verità della fede contro a questi tali superbi e insolenti; e alcuni, come sono astrologi, filosofi, poetiTP : La polémique anti-astrologique prend implicitement pour cible Marsile Ficin, figure intellectuelle de premier plan du régime médicéen. Après 1497, Savonarole publiera un « Traité contre les astrologues » (Trattato contro gli astrologi), inspiré par les Disputationes adversus astrologiam divinatricem de Jean Pic de la Mirandole, elles-mêmes dirigées contre Ficin. En réitérant et en renforçant théoriquement l’opposition à ce dernier, Savonarole entend liquider l’héritage culturel médicéen indissociable de son emprise sur la politique citadine. Voir Lorenza Tromboni, «La cultura filosofica di Girolamo Savonarola tra predicazione e umanesimo: Platone, Aristotele e la Sacra Scrittura», Cahiers d’études italiennes, 29, 2019, en ligne., si sono sforzati contradire a questa verità, e’ quali non sono degni d’essere chiamati cristiani. Ora, in confusione di questi tali e in conforto delli miei cristiani, vogliamo raccogliere questa mattina alcune ragioni che vi abbiamo predicate e dette, pel passato, da quattro anni in qua, circa la verità della fede*CR : Contrairement à bien des sermons où la propositio est annoncée tardivement, ici Savonarole expose d’emblée l’enjeu de son discours. On notera l’absence de captatio benevolentiæ.RS : À partir du 1er août 1490 et jusqu’à l’Épiphanie de l’année suivante, Savonarole a prêché sur l’Apocalypse ; dans ces sermons, il a mis en forme la révélation qu’il dit avoir eue en 1484 : la rénovation de l’Église interviendra après une période de tribulations destinées à sanctionner les péchés..

*Nella predicazione precedenteRS : Le sermon du 13 janvier, au cours duquel Savonarole a défini et développé ce qu’il entend par la rénovation de l’Église, est le premier des sermons du dominicain a avoir été imprimé, signe de son importance pour le prédicateur mais aussi pour ses contemporains. vi dissi come l’onnipotente Iddio vi aveva manifestato molte cose, per diverse vie, della renovazione della Chiesa e delle tribulazioni della Italia, e tutto feci per concludervi; e così vi mostrai che voi dovevi credere che la Italia è nel principio delle sue tribulazioni. E dissevi che savamo in nel principio del desinare delle molte vivande amare e che Iddio aveva mandato a mostrare la spada a tutta la Italia, dicendo: – Ecco la spada, ecco la spada, convertitevi a penitenzia! – e dissivi che la Italia non ha rimedio alcuno, se non penitenzia*CR : Dès 1490, Savonarole a pris l’habitude de résumer son intervention de la veille au début de chaque sermon, non seulement pour assurer la continuité de son discours mais aussi pour faciliter le travail de mémorisation de ses fidèles.RS : Dès le 1er novembre 1494, Savonarole présentait une alternative aux Florentins, dans le cadre d’une prophétie conditionnée : « <…> fate una vera penitenzia <…> altramente vi annunzio che <Dio> vi punirà nell’anima, nel corpo e nella vita.» : <…> faites une vraie pénitence <…> autrement je vous annonce que <Dieu> vous punira dans votre âme, dans votre corps et dans votre vie. ».

*Questa mattina vogliamo predicare della fede di Cristo e della sua verità*CR : Annonce, pour la seconde fois, de la propositio., e *introdurremo prima quello carro triunfale della fede, che altra volta ti abbiamo introdotto*CR : Savonarole annonce le premier moment de son développement en renvoyant à ce qu’il a déjà décrit.. In sul carro triunfale il Crucifisso, sopra la Croce Iddio Padre, e sopra Lui la columba dello Spirito santo. A piè della Croce uno calice con l’ostia consacrata; sotto il calice la Bibbia, Testamento vecchio e nuovo, come una basa della Croce. D’intorno sette vasi d’oro, pieni d’ossa di morti, e’ quali sette vasi significano e’ sette sacramenti della Chiesa; pieni di ossa di morti: sono le ossa de’ martiri, e’ quali sono voluti morire confessando la fede e li sua sette sacramenti. Innanzi al carro grandissima moltitudine di presi e feriti e legati con catene d’oro: questi sono e’ martiri, feriti dell’amore di Cristo e presi da quello e legati con catene d’oro, cioè con catene d’amore di Cristo. Attorno al carro altra multitudine con libri in mano e legati tutti con catene d’oro: e questi sono e’ Dottori della Chiesa. E più ancora altra multitudine grandissima, tutti legati a questo carro triunfale con catene d’oro, cioè con catene dell’amore di Cristo: e questi tutti sono gli altri santi e sante di Cristo. Di poi drieto seguitava assai multitudine di gente prostrata e gittata per terra, e questi sono li filosofi, astrologi e eretici*. Ma tutta questa multitudine, che era legata con catene d’oro, andavono cantando in questo modo: – *Dixit insipiens in corde suo: Non est Deus –*CR : Savonarole rappelle ici le verset thématique.RS : Savonarole reprend ici un passage des sermons sur le Psaume Quam bonus, en l’occurrence le sermon V consacré à la lumière de la foi. Ces sermons ont été publiés en 1999 par Claudio Leonardi chez Angelo Belardetti..

Anno vi dissi, predicandovi della fede, che, acciò che e’ disputanti possino insieme disputare d’una scienzia, è necessario che convenghino e conforminsi insieme ne’ principii di quella scienzia; e però ti presupposi otto cose circa la fede, nelle quali s’accorda ognuno, et etiam li eretici, filosofi, e infideli RS : .

*PrimoCR : Cette séquence didactique, rythmée par une énumération explicite balisée par des adjectifs numéraux ordinaux, fait écho au comput scolastique. presupposito è, che Iddio è, e questo hanno provato tutti li filosofi per li effetti che si veggono, che provano Iddio essere.

Secundo presupposito è che per Dio ognuno intende la prima causa, il primo principio e il primo motore di tutte le coseRS : On trouve la même affirmation dans le sermon 16 sur le Psaume Quam bonus..

Terzio, che Iddio ha in sé la perfezione di tutte le cose, cioè le vere perfezioni, cioè quelle che sono meglio averle che non averle; non diciamo Iddio averle, come è verbigrazia Ia perfezione del fuoco e la sua calidità, e questa non diciamo essere in Dio, ma la perfezione dello intendere, conoscere e simili, che sono vere perfezioni, diciamo tutti essere in Dio. Pruovasi così: ogni perfezione, che è nello effetto, è nella causa; Iddio è causa di tutte le cose e di tutti li effetti, adunque la perfezione di tutte le cose è in Dio, intendendo come di sopra.

Quarto presupposito è, che Dio è simplice natura e atto puroRS : Cette affirmation fait écho au deuxième sermon sur l’Épître de saint Jean.

Quinto, Dio sa ogni cosa e conosce ogni cosa. Non obsta la opinione di alcuni che dicono che Iddio conosce queste inferiori sub ratione specierum e non sub ratione individui quia vilesceret NT : cf. Aristote, XII Metaphysique., la quale opinione è falsissima, perché saría inconveniente a dire che l’uomo conoscessi quello che Iddio non conosce. Questo si vede: quanto una creatura è più elevata dalla materia tanto più intende; e però l’uomo intende più che uno animale bruto, perché è più elevato dalla materia; così poi lo Angelo intende tutto quello che intende l’animale bruto e l’uomo e più, perché è più elevato dalla materia che alcuno di loro. Ergo, Iddio intende tutto quello che intendono e conoscono tutti gl’inferiori a Lui, per essere Lui elevatissimo: ergo intende ogni cosa.

Sesto, Iddio ama ogni cosa, perché Lui ha fatto e da Lui depende ogni cosa. E ogni fattore ama l’opera sua; adunque Iddio ama ogni cosa. Di questo s’inferisce che Iddio ha providenzia di tutte le cose di questo mondo, perché ogni cosa provede al suo effetto. Ma perché Iddio, che è la prima causa, conduce più che le seconde cause; adunque Iddio ha più providenzia che le seconde cause.

Settimo, Dio provede più all’uomo che ad altro, perché ogni savio provede più alle cose sue più care e più preziose. Ergo Iddio provede più all’uomo che a nessuna di queste altre cose inferiori, perché l’uomo è più prezioso che nessuna di queste altre cose del mondo, perché è fine loro e al quale tutte sono ordinate. Præterea è inconveniente a dire che Iddio non possa provedere, perché è onnipotente. Item che e’ non sappia, perché sa ogni cosa. Item che e’ non voglia, perché ogni bene è diffusivo di se medesimo, e Iddio è sommo bene: adunque Iddio è diffusivo di sé medesimo, adunque vuole provedere più all’uomo che a tutte le altre cose, adunque vi provede, perché ogni cosa ama, vuole e provede al suo effetto.

Ottavo presupposito è che Iddio è giusto e ha in sé somma iustizia*.

Fatti questi presuppositi, io metto qua il Crucifisso. Orsù, fatevi innanzi giudei, astrologi, maumettani, filosofi e eretici, io vi dico e voglio provare che Cristo è Dio vero e vivo. Voi vi maravigliate e parvi stolta cosa credere che la Vergine parturissi colui che l’avea creata, e che Cristo sia nell’Ostia Consecrata, e che fussi crucifisso Dio; fatevi innanzi, io vi dirò che non avete repugnanzia alla ragione. Ecco, io pongo qua il mio Crucifisso, ponete qua voi li vostri Dii. Io arguisco così: Primo, o questo Crucifisso è Iddio, o no. Se è Iddio, Costui reproba e danna ogni altra fede che la cristiana: adunque ogni altra fede è falsa. Se tu di’ che non è Iddio, e Costui ha detto che è Dio, adunque è stato Costui il più superbo uomo del mondo, e per avere potuto dire e mantenere che è Iddio si ha fatto crucifigere: adunque Lui è stato il più pazzo uomo del mondo. Ma Costui ha combattuto con tutto il mondo e col tuo Dio, o astrologo, e col tuo, o filosofo, e col tuo, o maumettano, perché ha voluto tòr via li vostri Dii, dicendo sé essere Dio e ha vinto. Adunque il più superbo e il più pazzo uomo del mondo ha vinto tutti gli altri Dei. Ma inconveniente è a dire che uno superbo e pazzo abbi avuto tale vittoria, perché questa s’appartiene solo a Dio. Adunque questo Crucifisso è il vero Iddio. Præterea, Costui ha combattuto con gli Imperadori e con tutto il mondo, e ha vinto e vince, adunque questo è il vero Iddio. Præterea ha detto che Lui è il Figliuolo di Dio e ha vinto e ottenuto e ottiene, adunque Lui è il vero Iddio. E ha voluto che la sua Croce sia adorata e ha vinto, e che il suo nome Cristo sia adorato, e tutto il mondo ha contradetto, e ha vinto. E ha voluto che la sua Madre sia onorata, e che l’uomo vada al sacerdote a rivelare li suoi secreti e a confessare li suoi vituperii, e ha ottenuto e vinto; adunque questo è il vero Iddio. E ha voluto che li príncipi adorino le ossa, la polvere delli suoi santi, e che Lui sia predicato per tutto il mondo, e ha ottenuto e vinto; adunque Lui è il vero Iddio. Concludo adunque che il mio Crucifisso ha vinto tutti li altri Dii, e ha volute tutte le predette cose e halle ottenute e vinte, e ottienle e vince: è adunque il vero Iddio.

*Ergo, « Dixit insipiens in corde suo: Non est Deus »*CR : Savonarole relance le discours en énonçant le verset thématique pour la troisième fois.. *Se adunque la fede è vera, adunque lo Inferno è vero; e però intendimi, cristiano: pensa al fatto tuoCR : Une autre séquence didactique rythmée par le comput scolastique commence, balisée par les adjectifs numéraux ordinaux anaphoriques..

Secundo, arguisco così: Se Iddio ha providenzia di tutto il mondo e ha lasciato e permesso che questo Iddio abbia vinto e superato tutti gli altri Dii e tutto il mondo, adunque questo è il vero Iddio. Li apostoli sono stati per tutto il mondo sanza spadaCR : Il est connu que Machiavel a vu dans Savonarole un prophète désarmé. Il ne peut en être autrement pour un homme d’Église qui dit : « Or dimmi: con che vinsono gli Romani tanto imperio ? Con le arme. Cristo e li suoi Apostoli con che vinsono ? Certo non con arme, non con cavagli, ma con la lingua sola. » (Prediche sopra Amos, VII) « Donc, dis-moi : avec quoi les Romains ont-ils conquis un si grand Empire ? Avec les armes. Avec quoi le Christ et ses apôtres ont-ils conquis ? Certainement pas avec les armes, pas avec les chevaux, mais seulement avec la parole ». Voilà qui explique pourquoi chez Savonarole la parole est une « arme » : le dominicain défend sa conception de la réforme de la cité en s’appuyant sur la rhétorique de la grâce. Aussi l’étude des moyens de persuasion qu’il emploie est-elle fondamentale., sanza danari e soli, e hanno predicato lo Evangelio e il nome di questo Iesù Crucifisso, e hanno convertiti tanti migliaia e milioni di uomini a questa fede, e hanno avuto tanta contradizione da tutto il mondo e hanno vinto: adunque questa è la fede vera e questo è il vero Iddio. Se tu di’ che questi apostoli l’hanno fatto con miraculi, adunque l’hanno fatto con virtù di Dio, al quale solo appartiene fare miraculi, però che sono cose sopranaturali; ma loro non gli hanno fatti se non in virtù e nome di questo Crucifisso. Adunque questo è il vero Iddio, e la sua è la vera fede, comprobata e testificata dalli detti miraculi. Se tu di’ che li apostoli non hanno fatto questo effetto con miraculi, adunque questo è il miraculo di tutti e’ miraculi, che loro, sanza miraculi, poveri e simplici pescatori, abbino fatto tante operazioni e convertiti tanti alla fede di Cristo sanza miraculi.

Terzio, ex parte potentiæ: Guarda se la fede di Cristo è la vera, perché ha più potenzia che alcuna altra fede a fermare l’uomo in essa. E prima egli è gran difficultà a fermare lo intelletto di uno uomo a credere quelle cose che non sono capace in verun modo allo intelletto, perché le ragioni probabili e quasi demostrative inclinono lo intelletto e sforzonlo a credere il contrario.

Quarto, è grandissima difficultà a fermare lo affetto; perché molti sono che, benché abbino fermato lo intelletto e intendino e conoschino, nondimanco non fermono lo affetto a volere seguire in operazioni quello che el loro intelletto intende, come sono quelli che intendono assai e sono dotti nella teologia e nondimanco non fermono lo affetto e Ia volontà al bene operare.

Quinto, grandissima difficultà è a fermarsi nell’operare continuamente, perché, benché l’uomo abbi fermo lo intelletto e l’affetto, nondimanco gli pare poi difficultà a mettere in opera. Ma Ia fede di Cristo ha fermato in coloro, che hanno credutola veramente, lo intelletto, lo affetto e l’operazione; perché hanno creduto quello che lo intelletto non è capace per sé, e hanno lasciato le ricchezze e ogni altra cosa temporale, e fermato lo affetto in questo Crucifisso, e hanno fatto le operazioni e sono voluti morire per questa fede. Adunque la fede di Cristo è la più potente che alcuna altra fede, perché nessuna altra ha fatto questo effetto; adunque questa è la vera fede, perché questa tanta fermezza non può venire da cattivo spirito, perché ferma l’uomo in tanto bene; adunque bisogna venga da Dio: adunque la nostra è la vera fede e Cristo è il vero Iddio. Ex quo nessuna fede ha potuto introducere nelli uomini tanta fermezza, Vedi, adunque, che la fede ha ragioni probabili.

Sesto, ex parte sapientiæ: La Scrittura e lo Evangelio è da Dio, e questa Scrittura dice che Cristo è vero Iddio; adunque Cristo è vero Iddio. Provo che questa Scrittura è da Dio: Questa Scrittura e massime lo Evangelio è profetato tanto dalli santi padri, come appare nel Testamento vecchio; e loro non lo possono profetare se non per revelazione di Dio: adunque questa Scrittura è da Dio. Præterea questa Scrittura predice molte cose che sono verificate e il resto si verificheranno; e questo predire le cose future non lo può avere se non Iddio e quelli a chi Lui revela il secreto suo, come mostrámo nel sermone precedenteRS : « Iddio a sé solo ha riservato questa cognizione del futuro e comunicala a chi gli piace quanta e quando vuole » « Dieu a réservé cette connaissance du futur pour lui-même uniquement, et il la communique comme bon lui semble, autant et quand il le veut », disait Savonarole le 13 janvier 1495.: adunque questa Scrittura è da Dio e questa dice che Cristo è vero Iddio. Item questa Scrittura non ha pari infra tutte le altre Scritture, dimandane quanti valenti uomini tu vuoi, perché si vede in essa una eloquenzia grandissima e continuata, benché sia fatta da diversi e scrittaRS : Dans le sermon XXI sur Aggée, Savonarole expose la supériorité des Écritures en trois points : comme l’éloquence de la Bible provient de Dieu, elle est parfaite, la beauté de son contenu irradiant sa forme, raison pour laquelle elle plaît. Comme l’éloquence des apôtres bénéficie de la lumière surnaturelle, elle est plus efficace, aussi l’Écriture instruit-elle. Comme l’éloquence divine parvient à stimuler les passions, elle sait pousser à tout abandonner pour le Christ ; c’est pourquio elle émeut. Plaire, instruire, émouvoir : on retrouve la définition cicéronienne de la rhétorique, dont Savonarole attribue les effets, comme on le voit, aux Saintes Écritures.. Ergo questa non viene da lume naturale solo, ma da lume sopranaturale, ergo viene da Dio; e questa dice che Cristo è Iddio; adunque Lui è vero Iddio, adunque in essa si contiene la vera fede. Item, quanto lo intelletto è più purgato e più elevato dalle cose di questo mondo, tanto più intende. Ma quelli che hanno studiato questa Scrittura sono stati purgatissimi de omni vitio e elevatissimi d’intelletto; adunque l’hanno perfettamente intesa, adunque arebbono conosciuto se in questa Scrittura è falsità o macula alcuna; ma noi veggiamo che l’hanno creduta; adunque in questa Scrittura non è se non verità, adunque in essa è la vera fede, adunque questa Scrittura è da Dio. Item veggiamo questa Scrittura essere stata approbata da uomini dottissimi, greci e latini, e laudata da loici e buoni filosofi. Adunque questa Scrittura è vera e da Dio. Item questa Scrittura consuona e concorda con tutte le altre scienzie vere e con la filosofia vera, e discorda da tutte le scritture false. Adunque questa Scrittura è vera, quia verum vero consonat et falsum dissonat NT : cf. Auctoritates Aristotelis. vero. Item questa Scrittura ha avuto tutte le contradizione e ha vinto, dunque questa è la vera. Item chi legge questa Scrittura diventa infiammato dal divino amore, il che non fa altra Scrittura del mondo; adunque questa Scrittura ha incluso in sé l’amore e lo spirito divino; adunque ella è da Dio. Item questa Scrittura dimostra il ben vivere ad ogni stato dell’uomo e insegna la buona vita TP : La question du « bien vivre » (ben vivere) appartient à une tradition de discours sur les vertus civiques remontant à la culture communale, chez Brunetto Latini et Bono Giamboni, et présent dans la production en langue vulgaire du XVe siècle, notamment dans la Vita civile de Matteo Palmieri. Dans cette tradition municipale – plus imprégnée de christianisme que la production latine des chanceliers-humanistes – le « bien vivre » est surtout abordé à partir de l’enseignement moral des Anciens, supposé manifester les préceptes de morale que la lumière naturelle instille en chaque homme. Contre cette idée, et dans la tradition des prises de position dominicaines de Giovanni Dominici ou de saint Antonin, Savonarole pose que le « bien vivre » consiste d’abord en une adhésion à Dieu, et qu’il est l’effet de la lumière surnaturelle, indispensable pour vivre selon la vertu., perché dice: – Diliges Dominum Deum tuum ex toto corde tuo, ex tota anima tua, ex tota mente tua, et proximum tuum sicut te ipsum NT : Lc 10, 27. –, il che non fa altra Scrittura. Adunque questa è quella che ha il lume sopra le altre, adunque ci è il lume sopranaturale, il quale non può dare se non Iddio; adunque questa Scrittura è da Dio. Item questa Scrittura ha ridotto moltissimi uomini, per sua virtù, al ben vivere, e questo non lo può fare sé non per virtù di Dio; adunque questa Scrittura è da Dio. Concludo che questa Scrittura è più vera d’alcuna altra, e questa dice che Cristo è vero Iddio; adunque Cristo è vero Iddio.

Settimo, Ex parte finis. Il fine dell’uomo è la sua beatitudine; questo consente Aristotile e ogni uomo; ma Aristotile non disse se era in questa vita o nell’altra. Noi diciamo più là: che l’uomo non può avere la sua beatitudine se non vede Dio, perché, se non vedessi Dio, non saría mai quieto e sempre aría questo desiderio, benché avessi ogni altra cosa; e il vedere di Dio non si può avere perfettamente in questa vita, per non essere purgato l’uomo totalmente da questi inferiori. Adunque bisogna sia nell’altra vita. Ma il mezzo di pervenire a questo fine dell’uomo e a questa beatitudine è la purissima vita, e non è cosa che riduca più l’uomo a purità di cuore, che fa questa Scrittura e questa legge di Cristo. Adunque questa conduce l’uomo al fine suo e a beatitudine, adunque questa è la vera Scrittura e la vera fede. Item quanto uno più si approssima alla perfezione, tanto più si approssima al suo fine; ma questo si vede, che quanto uno è più infiammato e più ardente in questa Scrittura, tanto è più prossimo alla sua perfezione, ergo tanto è più prossimo al suo fine. Ma il fine dell’uomo è Iddio, adunque è la vera. Item non può essere errore nello intelletto, cioè circa al fine, che non sia ancora nello affetto e nell’opera, che sono e’ mezzi, perché il fine è la regola e la norma di tutti e’ mezzi ordinati al fine; ma nello affetto e nelle opere e nella vita del vero cristiano non è errore*. *Adunque non è ancora errore nello intelletto circa al fine, adunque chi crede al Crucifisso per suo fine non erra*CR : Séquence conclusive..

*Ma dirai tu, astrologo, che questa sia stella fissa che conduce a questo fine. Rispondo cosìCR : Ici comme dans le paragraphe suivant, Savonarole adopte le dispositif auquel il a souvent recours : la percontatio qui consiste en une alternance de questions feintes et de réponses échangées avec l’auditoire.: o la fede è vera, e ho l’intento; o la fede è falsa, e arguisco sic. II cielo è la seconda causa, e inclina l’uomo a questa falsa fede; adunque la seconda causa inclina a questa falsità. Ma il cielo e tutte le seconde cause sono mosse dalla prima causa, cioè da Dio; adunque Iddio induce questa falsità, perché molto più influisce e inclina e più potentemente che la seconda causa; adunque più inclina Iddio a questa falsità, che non fa il cielo che è la seconda causa. Ma dire questo saría inconveniente; adunque non procede la fede da stella fissa.

Alcuni altri dicono che questa è una immaginazione, che si hanno fatto i simplici, di questo Crucifisso. Rispondo: che vuol dire che quegli che si hanno fatto immaginazione che Dio sia, come sono stati filosofi e astrologi, non sono però per quella immaginazione pervenuti al ben vivere e alla costumata vita, come hanno fatto li veri cristiani? e non hanno voluto morire per loro Iddio, che si hanno immaginato, come hanno fatto li veri cristiani. Adunque la fede del cristiano non è immaginazione, ma procede dal lume superiore e sopranaturale, che opera quello che non può operare immaginazione. Immàginati quanto tu vuoi Iddio; se tu non perveni all’amore e fede di questo Crucifisso, mai ti ridurrai alla buona vita e a quello che debbe fare uno fedele. Præterea, se questa ragione della immaginazione ſussi vera, saría così in ogni altra immaginazione; ma nessuna altra immaginazione conduce l’uomo a buona vita. Adunque Ia fede nostra, che tira l’uomo e conducelo a buona vita, non è immaginazione; adunque questa è Ia vera fede. Item la fede di Cristo è stata da Abel sino a questo tempo, perché sino a Cristo si credeva Cristo dovere venire, e dipoi abbiamo creduto Cristo venuto; adunque questa è la vera fede che ha durato sempre. Item quella fede è la vera, che dà più contento e più consolazione all’uomo che alcuna altra fede, o alcun’altra cosa, e quello è il vero fine e il vero Iddio nel quale l’uomo truova più consolazione. Ma in nessuna altra fede si trova più consolazione che in questo Crucifisso, e moltissimi hanno lasciato ricchezze e dignità e ogni altra loro consolazione per venire a trovare più consolazione in questo Crucifisso. Adunque questo è il vero Iddio*.

Ottavo, l’uomo è più beato a vivere bene che a vivere male; ma non è alcuno vivere migliore che quello del cristiano; adunque questo vivere cristiano fa l’uomo beato. E quanto uno più vive da cristiano, tanto è più beato; adunque questo è il più beato vivere e la migliore fede che sia. Item non si truova, quanto alla vita contemplativa, nessuno che abbi scritto più degnamente né meglio che quelli che hanno avuto questa vera fede e che si sono acostàti e infiammati di questo Crucifisso. Va’, leggi e’ libri de’ santi contemplativi, e vedra’lo*.

*Quanto alla vita attiva e politica non è governo al mondo migliore, né di più civilità, né di più costumatezza, né di più iustizia che quello che si acorda alla vita di CristoTP : Savonarole prend à nouveau à contrepied la sagesse politique florentine en faisant explicitement le lien entre la configuration politique de Florence (governo) et sa bonne santé morale (civilità, costumatezza, iustizia), lien qui n’est pas ici conçu de façon autonome mais qui est au contraire totalement subordonné à l’adhésion au Christ.. Ma tu, Firenze, non lo credi. E io ti dico che hai perso il cervello*CR : Séquence de reproches contre Florence qui ne veut pas adhérer à la réforme défendue par Savonarole, qui place la réforme morale et religieuse au cœur de la réforme politique.. Se adunque il vivere di Cristo è più perfetto, di’ così: – Quanto uno vivere è più perfetto tanto si aprossima più alla sua causa e al suo fine; ma il vivere di Cristo è più perfetto, adunque s’acosta più alla causa e al fine dell’uomo; ma la causa e il fine di questo vivere è Cristo, adunque Cristo è la vera causa e il vero fine dell’uomo, adunque Cristo è vero Iddio –. Item non è stato instrumento che abbi fatto migliori opere di Cristo. Tunc sic: o questo strumento è da Dio, o no: se è da Dio e Lui ha detto che è Iddio, adunque è Dio; se non è da Dio e ha detto che è Iddio, adunque ha fatto maggiore inconveniente che possa essere; adunque quello instrumento, che ha fatto migliore opera d’alcun altro, ha fatto maggiore inconveniente che alcun altro. Questo non è da credere che Iddio avessi permesso; adunque Cristo è vero Dio. Præterea se non è da Dio, adunque quello instrumento che ha fatto migliori opere d’alcuno altro non è da Dio, questo non è da credere: ergo questo strumento è da Dio, e Lui ha detto che è Dio; adunque Lui è il vero Iddio.

E se tu, astrologo, di’ che questa fede è da inclinazione di stelle, ti rispondo così: o questa stella inclina a verità, o a falsità. Se inclina a verità e questa fede reproba la tua astrologia, adunque la tua astrologia è falsa, adunque non ti si debbe credere; se tu di’ che la inclina a falsità, adunque la stella e il cielo inclinono a questa falsità; ma il cielo e le stelle, che sono seconde cause, sono mosse, e in quello influisce Iddio, che è prima causa: adunque Iddio induce questa falsità. Ma li migliori uomini del mondo e quelli del più costumato vivere, che sieno stati, sono stati li veri cristiani; adunque Iddio ha introdutta questa falsità nelli migliori uomini del mondo. Questo non è da credere. Ergo la fede non è da inclinazione di stelle, ma è la vera fede e Cristo è il vero Dio.

*ConcludoCR : Ainsi commence une longue péroraison, qui contient à la fois des reproches et des exhortations. per tutte le sopradette ragione che la fede di Cristo è la vera e nessuna altra fede è vera. E dicoti che questo mancare del lume della fede e che non si trova oggi ardore di fede nelli uomini, viene perché li uomini non leggono le Scritture sante e non vanno alle prediche, dove sarebbono illuminati. Ma so bene ancora che per queste ragioni, che sono naturali e probabili, tu non ti convertirai, perché ti bisogna lume sopranaturale.

Io ti ho messo qua il Crucifisso e dicoti che nessuno mai contradice a questa fede, che non sia uno ribaldo e uno tristo. Quando tu truovi uno di questi contradittori, considera un poco e discorri la vita sua, e quello che lui fa e a quello che attende, e se si confessa e che opere sono le sue, e poi giudicherai de facili se gli hai a credere o no.

La forma della Chiesa è la grazia dello Spirito Santo, id est la fede vera; la materia è l’anima purgata. E dicoti che oggi dì non ci si truova quasi materia più buona; adunque la forma non ci si potrà introdurre più. Adunque la fede mancherà perché non ci è più da introdurre Ia fede dove non è questa materia, id est l’anima purgata. Ergo la rinovazione della Chiesa sarà presto. Ma sai tu come bisogna fare? Farà Iddio come si fa a’ melaranci secchi, che si tagliono da’ piedi e di poi le radice repullulano su nuove piante. Adunque il fragello verrà e presto, e taglierà da’ pie’, e di poi susciterà su delle radice che rinoveranno la fede vera e buona, ergo, «Dixit insipiens in corde suo: Non est Deus»CR : Nouvelle énonciation du verset thématique.. Chi non ha fede diventa pazzo. E dicoti, Firenze, che tu hai perso il cervello e il lume naturale e sopranaturale, e però sei pazzo, e più sono indurati e’ vecchi e più impazzati che li giovaniCR : Traitant les Florentins « d’enfants de cent ans », Savonarole développe au fil de ses sermons une métaphore oxymorique qui renverse l’ordre gérontocratique en vigueur à Florence : les enfants et les adolescents deviennent des modèles à imiter pour leur sagesse parce qu’ils suivent le Christ, alors que les vieux ne se distinguent plus par leur exemplarité. Voir sur ce point Cécile Terreaux-Scotto, « “Vous êtes des enfants de cent ans”. Âge réel et âge métaphorique dans les sermons politiques de Savonarole », Il Pensiero politico, XXXVI, 1/2003, p. 3-25.. Voi volete del male? Abbiatevelo!

Io voglio e sí vi priego che facciate due cose, ché vi ho pur compassione. La prima, priego tutto il popoloTP : Le destinataire collectif est une nouvelle fois identifié comme « peuple » (popolo), terme qui émaille toute la partie finale du sermon, y compris sous une forme adjectivale (orazione populare) ou sous la forme d’une adresse affective (popolo mio). Savonarole assigne à un sujet politique (le peuple, qui comprend ici hommes et femmes) une mission religieuse (une prière collective). Par cette exhortation à la conversion, il entend faire prendre conscience au peuple de sa fonction de membre de l’Église, fonction qu’une simple définition juridico-politique, caractéristique du droit public des XIVe et XVe siècle, tend à occulter. che facci orazione per tutta la Italia e per la Chiesa e per Roma, per rispetto del male che gli ha a venire, che Iddio gli abbia misericordia. La seconda, per te, Firenze, che cerchi il male, e tu lo arai. Voi che dite male di questo frate, gli avete a essere più obligati che a vostro padreCR : Savonarole répète souvent que les Florentins ne doivent plus marcher sur les traces de leurs pères mais suivre les « pères du calendrier », c’est-à-dire les saints et les premiers chrétiens, détenteurs de la véritable sagesse, autrement dit de la foi chrétienne. Voir C. Terreaux-Scotto, Les âges de la vie dans la pensée politique florentine (ca. 1480-1532), Genève, Droz, 2015. Par ailleurs, il parle aussi souvent de lui-même à la troisième personne. Il se met ainsi en valeur, en tant que prédicateur qui s’identifie au Christ et qui doit affronter une communauté hostile.; lasciate il vostro mal dire. Convertimini ad Deum NT : Jl 2, 13., e pregate Iddio per questo popolo, ché vi so dire, che ne ha bisogno; e ognuno prieghi Iddio che illumini quelli che stanno ostinati e non vogliono fare il bene di questa città.

In questa vostra orazione io vi do questo segno: Ogni sera, insino a domenica, come suona la campana delle tre ore, ogni uno s’inginocchi e dica l’Ave Maria e li sette salmi penitenziali con letanie e orazioni; e chi non sa leggere dica trenta Avemarie e trenta Paternostri. E digiunare lunedì, mercoledì e venerdì. Questa orazione populare, e unita a una ora, placa molto l’ira di Dio; fatela, ché ce n’ è bisogno.

Firenze, tu non hai fede e però tu non hai cervello. Se voi avessi fatto quello che io vi ho predicato, voi non saresti ne’ termini che voi siate. Increscemi assai che non credete. Io vi annunzio, e così tenete per certo, se non fate quello che ho detto delle sei fave, che si guasterà ciò che avete fatto, e rovinereteNH : Sur l’appel des six fèves et la position de Savonarole à ce sujet, voir sermon 1 sur les Psaumes, note 58.. Io ve l’ho detto per ragione umana e inspirazione divina; e ora sono manco dispositi il popolo che li maggiori. Non vedi tu, Firenze, non vedi tu, popolo, che le sei fave sono causa di fare li grandi e furono trovati per far li grandi?

Tu di’ che hai paura degli inimici tuoi, che sono di fuori e di quelli dell’altro StatoNH : Par « ennemis du dehors » et « de l’autre État », Savonarole vise vraisemblablement les Médicis et leurs partisans les plus compromis, chassés de Florence en novembre 1494, après la fuite de Pierre de Médicis, dans le contexte de la descente de Charles VIII et de l’entrée des troupes françaises en Toscane.. Io non ho paura niente di loro. Io te lo scoprirò pure: – Il male tuo è drento –, io te lo dirò pure: – egli è nello Stato che governa adesso –. Non dico che sia nessuno adesso drento che voglia fare male, ma sarà e nascerà, perché tu farai grandi assai e in poco tempo, e’ quali si invidieranno e urteranno l’uno l’altro; e però verrà forse tempo che una parte de’ grandi arà per amici tanti de’ Signori (che saranno le sei fave) e caccerà gli altri e rovinerete.

Dirai tu: – Oh! noi faremo e’ Signori in modo che non verrà questo inconveniente –. Pazzo! non hai tu veduto adesso che le sei fave sono state contrarie e inimiche a chi le aveva fatte? Se tu non fai quello che io t’ho detto, verrà in poco tempo, dico, che te ne pentirai. Va’, leggi quello che scrive il nostro Padre Arcivescovo Antonino, quando Cosimo fu confinatoNH : Voir Antoninus, Tertia pars Historiarum, Lugduni, apud Aegidium & Iacobum Huguetan fratres, 1543, tit. XXII, cap. X, § 3, f. CXXXIX v.. Tu dirai che Cosimo fu confinato dalla pratica; io ti rispondo: – E tanto peggio! se le sei fave lo possono fare, che sono manco numero –. Di lì a un anno fu fatto una Signoria, che era amica di Cosimo de’ Medici, la quale lo rimisse in Firenze; però, popolo mio, tu t’inganni, perché le sei fave furono trovate per fare li grandiTP : Pour illustrer les conséquences néfastes des décisions prises à la majorité des six fèves, Savonarole fait référence au bannissement de Côme l’Ancien. Prononcé en 1433 par une « pratica », c’est-à-dire un conseil spécial de citoyens – tous opposés aux Médicis – convoqué par la seigneurie, le bannissement fut révoqué l’année suivante par une seigneurie favorable à Côme. Selon Savonarole, l’impossibilité de faire appel d’une décision de « six fèves » ouvre la voie à des décisions arbitraires qui finissent par bénéficier aux « grands », qui, en l’occurrence, remirent au pouvoir les Médicis. Le dominicain Antonino Pierozzi (saint Antonin de Florence) ne fut nommé archevêque qu’en 1446. Savonarole confond peut-être cet épisode avec un autre, où saint Antonin s’opposa publiquement à une modification du mode de scrutin pour certaines matières, proposée en 1458 par Luca Pitti, modification aboutissant à une remise en cause du secret du vote, essentiel à l’exercice du pouvoir selon le prélat. Voir Lorenzo Tanzini, Cosimo de’ Medici, Rome, Salerno Editrice, 2022, p. 274-275.TR : Je veux et de la même façon je vous prie de faire deux choses, car malgré tout j’ai de la compassion pour vous. La première, je prie tout le peuple de prier pour toute l’Italie, pour l’Église et pour Rome, pour que Dieu se montre miséricordieux face au mal qui doit arriver. La seconde chose, pour toi, Florence, qui cherches le mal, et tu vas l’avoir. Vous qui dites du mal de ce frère, vous devez être plus obligés envers lui qu’envers votre père ; cessez de parler mal. Convertimini ad Deum, et priez Dieu pour ce peuple, car je peux vous dire qu’il en a besoin ; et que chacun prie Dieu pour qu’il éclaire ceux qui sont obstinés et qui ne veulent pas faire le bien pour cette ville. Pour votre prière, je vous donne cet objectif : tous les soirs, jusqu’à dimanche, quand la cloche sonne trois heures, que chacun s’agenouille et récite l’Ave Maria et les sept psaumes pénitentiels avec des litanies et des oraisons ; et que ceux qui ne savent pas lire disent trente Ave Maria et trente Pater noster. Et jeûnent lundi, mercredi et vendredi. Cette prière du peuple, tous ensemble à la même heure, calme beaucoup la colère de Dieu ; faites-la, car il y en a besoin. Florence, tu n’as pas la foi et ta cervelle est donc vide. Si vous aviez fait ce que j’ai prêché, vous ne seriez pas dans cette situation. Je regrette beaucoup que vous ne croyiez pas. Je vous annonce, et considérez que c’est une certitude, que si vous ne faites pas ce que j’ai dit au sujet des six fèves, ce que vous avez fait s’abîmera, et vous coulerez. Ce sont la raison humaine et l’inspiration divine qui me le font dire ; et maintenant le peuple est moins bien placé que les optimates. Ne vois-tu pas, Florence, ne vois-tu pas, population, que les six fèves créent les Grands et qu’elles ont été trouvées pour qu’il y ait des Grands ? Tu dis que tu as peur de tes ennemis qui sont à l’extérieur et de ceux de l’autre État. Je n’ai pas du tout peur d’eux. Je te révélerai même – ton mal est à l’intérieur –, je te dirai même : – celui qui gouverne maintenant est dans l’État –. Je ne dis pas qu’il y a maintenant quelqu’un à l’intérieur qui veut faire du mal, mais le mal sera là et naîtra, parce que tu créeras de nombreux Grands, et en peu de temps, qui s’envieront et seront ennemis les uns des autres ; et c’est pourquoi viendra peut-être un temps où une partie des Grands aura pour amis plusieurs Seigneurs (qui seront les six fèves) et chassera les autres et vous coulerez. Tu diras : – Oh ! nous élirons les Seigneurs de telle sorte qu’il n’y aura pas cet inconvénient –. Fou que tu es ! N’as-tu pas vu maintenant que les six fèves se sont opposées et ont été les ennemies de ceux qui les avaient créées ? Si tu ne fais pas ce que je t’ai dit, tu t’en repentiras rapidement, je te le dis. Allez, lis ce qu’écrit notre père l’archevêque Antonin quand Côme a été exilé. Tu diras que Côme a été exilé par la pratica ; je te réponds : – Et tant pis si les six fèves peuvent le faire, car elles sont moins nombreuses –. Un an plus tard, une Seigneurie qui était amie de Côme de Médicis a été élue et l’a remis à Florence ; c’est pourquoi, mon peuple, tu te trompes, parce que les six fèves ont été trouvées pour créer les Grands..

Præterea, tu puoi fare come la Signoria di Vinegia, che ha dieci uomini degni, che non hanno appello, ma stanno a sindacato dopo l’ufficio loro e sono ritrattate tutte le cose loro malfatteNH : Savonarole semble ici fusionner deux institutions vénitiennes distinctes : d’une part le Conseil des Dix, connu pour l’autorité de ses décisions ; de l’autre le contrôle exercé sur les recteurs et les officiers au terme de leur charge..

Orsù, io t’ho voluto dire un’altra volta: il male tuo sta dentro e ènne causa il tuo rancore; e tieni questo per certo, che, se non fai questo, in brieve tempo rovinerà questa reformazione che hai fatta. Io ho deliberato nella mente mia, Firenze, di non dire più di questo; sé altro non mi muove, non te ne dirò più; io t’ho confortato al bene tuo; io non ti sono Signore e non ti posso comandare; fa’ tu. Io non ho a fare altro se non a piangere, poi, la tua tribulazione. Credimelo a me, che insino a qui avete governato a rovescio e avete messo il carro innanzi ai buoi; se voi avessi fatto quello che vi ho detto, saresti uniti adesso tutti e li prìncipi della Italia non ti guarderebbono così, come fanno ora. Ma tu non hai fede.

Seguita il salmo nostro e dice: Corrupti suntNT : Ps 13, 1.. Come tu hai corrotto el lume dell’intelletto, e che non hai fede e non credi, tu rovini nelli peccati.

In studiis vestris NT : Ps 13, 1 : in studiis.. Li studii vostri sono nel ben proprio e non volete credere il ben commune né intenderlo.

In linguis eorum NT : Ps 13,3 : linguis.. Questi tali sono sempre parati a dire male. Tu sai bene la lingua tua quanto ella è dolosa! Tu fai come facevono gli eretici, che scrivevono: «quando Cristo, nella sua infanzia, faceva li uccellini di terra e facevagli volare»NH : Savonarole fait allusion à un épisode célèbre de l’Évangile de l’Enfance selon Thomas : Jésus, encore petit, y façonne des oiseaux d’argile et les fait voler. Le récit connut une large diffusion dans le Moyen Âge latin, notamment grâce à sa reprise dans l’Évangile du Pseudo-Matthieu., e poi mescolano qualche eresia in questi loro libri. Ardilo quello libro, se tu l’hai. Così costoro dicono qualcuna delle cose che ho detto, perché gli sia creduto, e poi v’appiccono mille cose che non ho detto e mille bugie.

Venenum aspidum NT : Ps 13, 3.. Hanno costoro il veleno nel loro mal dire, che avelena e corrompe chi gli sente parlare; e mandono insino alle spie. Tu non vi troverai nulla.

Os eorum locutum est superbiamNT : Ps 16, 10.. Quando vedi che contradicono e parlano di male, di’ che quelli sono e’ tiepidi e cattivi.

Et viam pacis non cognoveruntNT : Ps 13, 3. Questa è la via della pace che vi ho detto; voi non la volete cognoscere, ma credimi che vexatio dabit intellectumNT : Is 29, 19.. Voi non avete fede e non operate bene; credetemi che il fragello ve lo farà fare. Io ti dico, Firenze, che il veggo... certo che egli è necessario a rarificare gli uomini.

La conclusione sia questa, che, se non arete fede e non farete quello che vi ho detto, voi andrete allo scoglio e pericolerete e accecherete, ché voi andrete tutti a rovescio. Io ti parlo adesso naturalmente: non vedi tu che la Italia è preparata tutta ‘andare sotto sopra? e tu pure attendi all’ambizione e alli offizii. Convertiti a Dio; fa’, fa’, fa’, ché ti dico, se non fai, che tu pericoli*. *Io pregherò Iddio per teCR : La prière finale collective à laquelle Savonarole invite habituellement ses fidèles et qui précède la bénédiction d’envoi est remplacée ici par la promesse de prière du prédicateur, qui souligne ainsi combien les Florentins sont loin d’adhérer au projet qu’il défend.. Qui vos benedicat nunc et semper. Amen*.

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