SavonarOnline
Édition numérique annotée et commentée des sermons de Jérôme Savonarole
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gravure de Jérôme Savonarole
École florentine, Portrait de Savonarole en médaille, XVe siècle, Museo del Bargello, Florence.
I, Sailko, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons

Prediche sopra i Salmi, Sermon 3

Auteur : A cura di Vincenzo Romano Date : 13 janvier 1495

PREDICA III

FATTA A' DI XIII DI GENNAIO 1494 [/5] EL DÌ DELLA OTTAVA DELLA EPIFANIA [NH : premier sermon à avoir été imprimé]

Ecce gladius Domini super terram cito et velociter. [CR : autocitation, 5 avril 1492, en lieu et place du verset thématique] [NT : La citation est inspirée de Jr 12,12 : Super omnes vias deserti venerunt vastatores, quia gladius Domini devorabit : ab extremo terrae usque ad extremum ejus, non est pax universae carni ; et Josué 23, 16 : cito atque velociter consurget in vos furor Domini, et auferemini ab hac terra optima, quam tradidit vobis. Tout ce sermon doit être mis en parallèle avec la Revelatio de tribulationibus nostrorum temporum de reformatione ecclesie autore deo, etc., Paris : Per Guidonem mercatoris, 1496 ; cf. pour ce verset p. 4v : “Cepi ostendere hec futura alio lumine : quam sola scripturarum intelligentia a me haberi. Demum rem clarius adhuc aperire agressus sum : verba michi divinitus inspirata iam ad verbum sincere proferens ; inter que sepe repetebam. Hec dicit dominus deus : Gladius domini super terram cito et velociter” et 4v-5r : “Vidi itaque anno millesimo quadringentesimo et nonagesimo secundo nocte precedente ultimam meam declamationem adventus domini in templo sancte reparate manum in celo cum ense : cui inscriptum erat : Gladius domini super terram cito et velociter”.]

La intenzione nostra questa mattina è repetere tutto quello che abbiamo detto e predicato a Firenze questi anni passati circa la renovazione della Chiesa, Ia quale omnino sarà e presto. Faremo questa repetezione acciò che coloro che non hanno udito pel passato, intendino e sappino la renovazione avere a essere certamente e presto. E coloro che hanno udito pel passato e credono, questa mattina si confermino; e quelli che non hanno creduto e non credono, si convertino; e quelli che non vorranno credere, stando pure pertinaci, almeno rimanghino confusi e bianchi per le ragioni addurremo. [CR : le sermon commence in medias res avec l’énoncé de la proposition]

In ogni creatura [CR : début d’une séquence didactique, argument par la définition] è terminato la creazione sua, il suo essere e Ia sua virtù; Ia eternità non ha termine o fine alcuno, quia æternitas est interminabilis vitæ perpetua possessio [NT : Boethius, De consolatione philosophiae, V, P 6, 4 ; cf. Auctoritates Aristotelis, Jacqueline HAMESSE, Les Auctoritates Aristotelis. Un florilège médiéval. Étude critique et édition, Louvain : Publications universitaires – Paris : Béatrice-Nauwelaerts, 1974, p. 293]. El tempo non è tutto unito insieme, la eternità sì, perché il tempo è parte preterito, parte presente, parte futuro. Ma Iddio, capacissimo d'ogni cosa, è eterno e abraccia tutto il tempo; perché ogni cosa a Lui è presente, e ciò che fu e è e sarà a Lui sempre è presente, e intende e vede presente sempre ogni cosa. E come abbiamo detto Iddio è capacissimo d'ogni cosa e intende ogni cosa, così quanto una creatura è più elevata dalla materia, è capace di più cose e intende più cose; e però l’uomo è più capace e più cognosce che ogni altro animale. E così poi l’angelo, che è più elevato dalla materia che l’uomo, intende e cognosce più che l’uomo, e è capace di più cose. E però l'angelo cognosce l’ordine di tutto l’universo; ma le cose future, che sono contingente, che possono essere e non essere, e che consistono nello arbitrio libero dell’uomo, né angelo, né creatura altra le sa, ma Iddio a sé solo ha riservato questa cognizione del futuro e comunicala a chi gli piace quanta e quando vuole. Bene è vero che l’angelo cognosce quelle cose future che vengono per causa necessaria, sì come fa lo astrologo che giudica lo eclisse futuro per moto necessario del cielo. Giudica e vede ancora l’angelo per causa quæ contingit ut in pluribus, come è verbigrazia giudicare che l'ulivo farà delle ulive, che il grano farà del grano, perché questo avviene quasi sempre et contingit ut in pluribus, benché alle volte avvenga il contrario et contingat ut in paucioribus. Per questo si può manifestamente concludere che gli indovinamenti e quella astrologia , che vuole indovinare de futuris contingentibus, sono omnino cose falsissime; perché le cose future e quelle che sono del libero arbitrio , che possono essere e non essere, solamente Iddio le sa e quella creatura a chi Iddio le vuole rivelare, come abbiamo detto. E però io ti dico che l’astrologia , per volere indovinare, è cagione di molte superstizione e eresie.

Perché simile astrologia è omnino falsa provotelo così. O la filosofia è vera, o falsa: se è vera, l’astrologia è falsa, perché Ia filosofia dice che de futuris contingentibus non est determinata veritas [NT : Aristotelis, De interpretatione 9, 19a 9-10, 35-39, Auctoritates Aristotelis, p. 305]; se la filosofia è falsa, ancora l’astrologia è falsa, perché in filosofia si dimostra quelle cose le quali l’astrologo presuppone tanquam principia. Se adunque la filosofia è falsa e demostra e’ principii dell’astrologia, adunque quelli saranno falsi; se sono falsi li principii dell’astrologo, sarà falso e quello che de essi ne seguirà.

Secundo, te lo provo: o la fede nostra è vera, o falsa. Se è vera, l’astrologia è falsa, perché li canoni della fede la riprovano; se la fede è falsa, l’astrologia è ancora falsa, perché la fede di Cristo — Ia quale cominciò a principio mundi, perché allora credevono Cristo venturo e noi crediamo Cristo essere venuto —, secondo lo astrologo, viene da inclinazione d’una stella fissa, la quale inclina gli uomini a questa fede, e questa fede è falsa: adunque l’astrologia è falsa, perché queste stelle, che inclinono a falsità, nelle quali si funda l'astrologia , sono cosa falsa: adunque l’astrologia è falsa.

Item, se la fede di Cristo è falsa, nella quale sono più cose di bonità, di iustizia e di costumatezza che in alcun’altra fede, adunque ogni altra fede è falsa; adunque l'astrologia è falsa, che inclina a credere questa falsità. Concludi adunque, per le sopra dette cose, che gl’indovinamenti e simile astrologia è falsa, e che le cose future, che dependono dal libero arbitrio , sono incerte a ogni creatura, ma a Dio sono certe e a quelli a chi Lui le rivela.

Præterea, e' primi principii sono più certi che le conclusioni, che s’inferiscono di quelli alli nostri intelletti; ma in Dio non interviene così, perché Lui non cognosce le cause per li effetti, ma a Lui sono note, sanza discorso, le conclusioni ne’ principii e li effetti nelle cause. L'angelo participa ancora lui di questo lume, perché vede sanza discorso. Li profeti avevono ancora di questo lume di Dio, e però disse David nel salmo: In omnem terram exivit sonus eorum [NT : Ps 18, 5], intendendo degli apostoli, li quali furno moltissimi anni dopo David e tamen lui con quello lume vedeva già l’opera loro come cosa fatta. Per questo lume ancora i santi profeti intendono per segni esteriori quello che significono intrinsicamente, come fe’ Daniel , quando, al tempo di Baltassar re, quella mano scrisse quelli segni nel muro, cioè: Mane, Thecel, Phares [NT : Daniel 5, 25 ; cf. Revelatio, p. 3r] , che intese il senso e significato intrinseco di quelli segni e Iittere extrinsece. E pertanto questo lume è una participazione della eternità, el quale Iddio comunica a chi e’ vuole.

— Orsù, che vuoi tu dire, frate, per questo? Le cose che tu hai predette da quattro anni in qua, donde le hai tu avute? — [CR : sermocinatio dialogique, procédé constamment utilisé par saint Augustin et qui permet à Savonarole de mieux faire participer l’auditoire à sa démonstration en donnant l’illusion d’un échange] E’ non bisogna che io te lo dica questo, perché la mente non è disposta a intenderlo. Io l'ho ben detto a qualche mio intrinsico, o uno, o dua il più; ma bene ti voglio dire che tu debbi credere, ché io non sono pazzo e non mi muovo sanza fondamento [CR : états de cause, le prédicateur peut prouver qu’il n’est pas fou]. Io già pel passato mi facevo beffe di simile cose, ancora io, ma Iddio lo permetteva in me, perché t'avessi compassione quando tu non credessi così bene. Ma veramente tu debbi credere, perché delle cose che io t'ho predicate ne vedi già verificare una gran parte insino a qui [CR : lieu juridique, état conjectural, le fait dont on parle s’est réellement produit], e dicoti che si verificherà ancora il resto e non fallirà una iota [RS : cette expression revient très souvent dans les sermons, par exemple Prediche sopra Aggeo, I (1er novembre 1494) ; Prediche sopra i Salmi, VI (20 janvier 1495), X (3 mai 1495), XI (10 mai 1495), XII (19 mai 1495), XXI (14 juin 1495) ; Prediche sopra Amos e Zaccaria, IV (20 février 1496) ; VI (22 février 1496), VII (23 février 1496) ; Prediche sopra Ruth e Michea, XXVI, (28 octobre 1496)] ; e io ne sono certo più che non se’ tu che dua e dua fa quattro, e più che io non sono certo che io tocco questo legno di questo pergamo [CR : par l’actio : le geste du toucher est argument véridique] [RS : Savonarole appuie son argumentation sur ce geste à plusieurs reprises Prediche sopra Aggeo, I (1er novembre 1494), XXI (25 décembre 1494) ; Prediche sopra Giobbe, XXXVII (8 avril 1495) ; XLIV (19 avril 1495) ; Prediche sopra Ruth e Michea, IV (18 mai 1496) ; Prediche sopra Ezechiele, XLVI (18 mars 1497)], perché questo lume è più certo che non è il senso del tatto. Ma voglio bene che tu sappi che questo lume non mi fa però giustificato: Balaam , che profetò, fu non di manco peccatore e scelerato, benché avessi questo lume della profezia [NT : cf. Nombres 22-24] . Ma io ti dico, Firenze, che questo lume m'è stato dato per te e non per me, perché questo lume non fa grato l’uomo a Dio. E voglio che tu sappi che io cominciai a vedere queste cose già più di quindici anni sono, e forse venti, ma da dieci anni in qua ho incominciato a dire: e prima a Brescia, quando vi predicai, dissi qualche cosa; dipoi permisse Iddio che io venissi a Firenze, che è l’ombilico de Italia, acciò che tu ne dessi notizia a tutte le altre città de Italia [CR : preuve par les circonstances : par qui, quand, où, sur quoi, par quels moyens, pourquoi, comment et quand on été prononcés les sermons].

Ma tu, Firenze, hai udito con gli orecchi tuoi non me, ma Iddio. Ma li altri della Italia hanno udito sempre pel detto d'altri, e però non arai escusazione alcuna tu, Firenze, se tu non ti converti; e credimi, Firenze, che non io ma Iddio è quello che dice queste cose. Questo puoi comprendere perché tu hai veduta questa gente, che era per la mala via, che è ritornata a penitenzia; e credi che questo effetto non lo aria potuto operare uno povero fraticello [RS : On retrouve souvent cette protestation d’humilité dans les sermons Prediche sopra Aggeo, XIII (14 décembre 1494) ; Prediche sopra Amos e Zaccaria, V (21 février 1496)], se Iddio non avessi operato Lui. Credi adunque, Firenze, e convèrtiti e non pensare che sia passato il fragello tuo , perché io vedo la spada che torna indrieto.

[CR : argument par la comparaison] La pietra per sua natura si conduce al basso e non sa perché, la rondine fa el nidio di terra e non sa perché, ma questo fanno per instinto naturale e non sanno la cagione perché così operano. Ma l’uomo è menato dal libero arbitrio . A questa similitudine sono stati alcuni, che, per simplicità loro, hanno predetto molte cose e non hanno saputo la cagione perché. E alcuni altri sono stati che hanno predette molte cose non per simplicità , ma hanno saputo la cagione e ragione perché. Sicché, in qualunche di questi due modi tu voglia dire che si possa predire una cosa, io te l’ho predetta: che l’Italia [NH: la prophétie de Savonarole s’étend à toute l’Italie, conçue comme un ensemble interdépendants d’États autonomes dominé par les républiques de Florence et de Venise, le Duché de Milan, les États pontificaux et le royaume de Naples. Depuis la paix de Lodi et la création de la Ligue Italique en 1454, la recherche de l’équilibre avait constitué le cadre des rapports entre ces différents États, avant que celui-ci ne vole en éclats après l’invasion française de 1492] ha tutta ‘andare sotto sopra, e Roma, e dipoi si ha a rinovare la Chiesa. Ma tu non credi; doverresti pure credere, perché più presto Iddio te l’ha detto, che io.

Ora cominciamo alle ragioni, che io ti ho allegate da parecchi anni in qua, che dimostrano e pruovono la renovazione della Chiesa [CR : début de la série de preuves logiques et extrinsèques : description de faits existants qui parlent d’eux-mêmes]. Alcune ragioni sono probabili, che si gli può contradire. Alcune sono dimostrative, che non si gli può contradire, perché sono fondate nella Scrittura santa. E quelle che io ti dirò sono tutte demonstrative, fondate tutte nella Scrittura santa.

La prima è propter pollutionem prælatorum. Quando tu vedi uno capo buono, di’ che il corpo sta bene; quando el capo è cattivo, guai a quello corpo. Però, quando Iddio permette che nel capo del reggimento sia ambizione , lussuria e altri vizii, credi che il fragello di Dio è presso. Io te lo pruovo. Va’, leggi al quarto de’ Re, all’ultimo di Sedechia, dove dice: Dominus irascebatur contra Jerusalem [NT : 4Reg (=2Rois 24, 20)]. Item primo Regum, dove dice che Iddio permisse che David peccassi, per punire il populo [NT : cf. 2Reg (2Sam 24)]. Il medesimo si legge di Manasses [NT : cf. 2 Chro 33]. Adunque, quando tu vedi che Iddio permette e’ capi della Chiesa traboccare nelle sceleratezze e simonie, di’ che il fragello del populo è presso. Io non dico che sia ne’ capi della Chiesa, ma dico quando tu lo vedrai.

La seconda è propter absumptionem de’ buoni e giusti. Ogni volta che Iddio leva via e’ santi e buoni, di’ che il fragello è presso. Pruovasi questo: quando Iddio volse mandare il diluvio, levò Noè e la sua famiglia [cf. Gn 6,5 - 8, 14]. Item cavò Lot di Soddoma, quando la volse ardere [cf. Gn 19,12-29]. Guarda quanti uomini si truova oggidí, che si possa chiamare giusto e buono; e però di’ che il fragello è presso, e che l'ira, con la spada di Dio, è commossa.

La terzia è propter exclusionem iustorum. Quando tu vedi che alcuno signore o capo del reggimento [NH: Savonarole fait ici référence à un mode de gouvernement de la cité où prévaut un homme fort, que l’on nomme signore, “seigneur”. Sous les Médicis, certaines institutions avaient été maintenues, d’autres avaient été ajoutée ou modifiées, mais le fonctionnement global du pouvoir reposait sur l’autorité d’un seul, et de 1469 à 1492, sur Laurent de Médicis, dit le Magnifique] non vuole li buoni e li giusti appresso, ma gli discacciono, perché non vogliono che gli sia detto la verità, di’ che il fragello di Dio è presso.

La quarta è propter desiderium iustorum. Quando tu vedi che tutti gli uomini di buona vita desiderano e chiamano il fragello , credi che ha a venire di corto. Guarda oggi, se ti pare che ognuno chiami il fragello ; e credimi, Firenze, che la punizione tua sarebbe già venuta, se non fussi stato li prieghi e orazioni de’ buoni, credimi che tu saresti oggi uno giardino.

La quinta è propter obstinationem peccatorum. Quando e’ peccatori sono ostinati e non vogliono convertirsi a Dio e non stimono né apprezzono quelli che gli chiamano alla buona via, ma sempre vanno di male in peggio e sono ostinati ne’ vizii loro, di’ che Iddio è adirato. Questa ragione e le due precedente si pruovono per quello che Iddio fece a Jerusalem, quando li mandò tanti profeti e santi uomini a volere convertire quel popolo, ma sempre stette ostinato e discacciava e’ profeti e lapidava, dove tutti e’ buoni allora pareva che chiamassino il fragello [NT : cf. Mt 23, 37-39]. Così a Faraone furono mandati tanti miracoli, ma sempre stette ostinato [NT : cf. Ex 7-10 : les neuf plaies d’Égypte]. E però, Firenze, aspetta el fragello , che sai quanto tempo ti è stato detto che tu ti converta e sempre se’ stata ostinata. E tu, Roma, Roma! anche a te è stato detto, e tu pure stai nella ostinazione, e però aspetta l’ira di Dio.

La sesta è propter multitudinem peccatorum. Per la superbia di David fu mandata la peste [NT : cf. 1 Chroniques 21 et 2 Rois (2 Samuel) 24]. Guarda se Roma è piena di superbia , di lussuria , avarizia e simonia [NT : superbe, luxure et avarice sont les trois péchés que ne cessent de dénoncer les prédicateurs ; Savonarole y ajoute la simonie, qui est une expression de l’avarice ]! [NH: L’accusa di simonia, rivolta alla Roma di Alessandro VI, è ricorrente nelle fonti coeve: era noto, del resto, che il cardinal Rodrigo Borgia avesse comprato la sua elezione papale] guarda se in lei si multiplicano sempre peccati, e però di’ che il fragello è presso, e che la renovazione della Chiesa è presso.

La settima è propter exclusionem virtutum primarum, scilicet charitatis et fidei. Nel tempo della primitiva Chiesa non si viveva se non con tutta fede e tutta carità. Guarda oggi quanta n’è al mondo. Tu, Firenze, vuoi pure attendere alla tua ambizione , e ognuno ad esaltarsi. Credi che tu non hai remedio se non penitenzia , perché il fragello di Dio è presso.

La ottava è propter negationem credendorum. Guarda che oggi non pare che nessuno creda e abbi più fede, e ognuno quasi dice: — che sarà poi? — Quando tu vedi questo, di’ che ‘l fragello è presso.

La nona è propter perditum cultum divinum. Va’, vedi quello che si fa per le chiese di Dio e con che divozione vi si sta. E però è oggi perduto il culto divino! Tu dirai: — oh, e’ c' è tanti religiosi e tanti prelati più che ne fussi mai! così ce ne fussi meno! — Oh, cherica, cherica, propter te orta est haec tempestas [NT : cf. Jonas 1, 12 ; cf. Revelatio, p. 6r] ! Tu se' cagione di tutto questo male! e oggidí a ognuno gli pare esser beato, chi ha el prete in casa. E io ti dico che verrà tempo e presto che si dirà: beata quella casa che non ha cherica rasa [NH: La violenza contro il clero, e la necessità per i suoi membri di nascondere la chierica, è un motivo ricorrente nella letteratura profetica tardo medievale: vd. R.E. Lerner, Millenarismo medievale e violenza [2004], in ID., Scrutare il futuro. L’eredità di Gioacchino da Fiore alla fine del Medioevo, Roma 2008, pp. 63-76: 65-72].

La decima è propter universalem opinionem. Vedi, ognuno pare che predichi e aspetti il fragello e le tribulazioni , e a ognuno pare che sia giusta cosa che Ia punizione di tante iniquità debba venire [CR : argument d’autorité]. L’abate Giovachino [NH: Gioacchino da Fiore (ca. 1130-1202), monaco e abate calabrese, fondatore dell’ordine florense, la cui lettura profetica della storia, anche grazie alla vasta circolazione di opere pseudoepigrafe a lui attribuite, influenzò a lungo le attese escatologiche diffuse nel Medioevo e nella prima età moderna] e molti altri predicano e annunziano che in questo tempo ha a venire questo fragello [NT : cf. Joachim de Flore, Expositio super Apocalypsim, ed. Alexander Patschovsky, Monumenta Germaniae Historica, “Quellen zur Geistesgeschichte des Mittelalters 31”, Wiesbaden : Harrassowitz, 2020]. Queste sono le ragioni per le quali io t'ho predicato la renovazione della Chiesa. — Ora diciamo quanto alle figure che la demonstrano [CR : séquence transitionnelle, de récapitulation et d’annonce].

A volere dichiarare le figure della Scrittura santa, bisogna sapere che la Scrittura ha due sensi: [CR : début de la séquence didactique] uno litterale, che è quello che intende colui che compose e fece quella lettera; l’altro mistico, e questo si dice in tre modi: allegorico, tropologico e anagogico [RS : Voir aussi à ce propos Prediche sopra l’Esodo, IV, 28 février 1498] [NT : sur les quatre sens de l’Écriture, cf. Henri de Lubac, Exégèse médiévale. Les quatre sens de l’Écriture, 4 vol., Paris : Aubier, 1954-1964].

Piglieremo lo allegorico. — E sappi che, a volere che una scrittura abbi el senso allegorico, bisogna che abbi tre cose: primo, che abbi el senso litterale; secondo, che sia istoria e non fabula — e però le poesie non hanno senso allegorico —; terzio, che sia Scrittura santa: e però allegoricamente si dice che il Testamento Vecchio significava e figurava il Nuovo.

Item, uno cherubino era all’arca della legge e risguardava l’altro cherubino [NT : cf. Ez 10]: e figuravano il Testamento Vecchio e il Nuovo.

Item, rota erat in rota [NT : Ez 10, 10 : le texte de la Vulgate porte : quasi si sit rota in medio rotae : se pose ici encore la question du texte de la Vulgate utilisé] : le due rote significano questo medesimo.

In un altro luogo dice: Et factum est verbum Domini et vidi. Comincia questa orazione da «et» (ed è costume de’ profeti , in ne’ quali comincia prima a parlare lo Spirito di Dio dentro loro e poi proferiscono le parole, e congiungono le parole di fuori con quelli di dentro), séguita e dice: et vidi virum cum funiculo venire et mensurare Hierusalem, et postea tacuit [NT : Za 2, 1: quelle version de la Vulgate ?]: Vidde il profeta uno, e figura Cristo che venne a misurare Jerusalem, id est la Chiesa e la carità della Chiesa quanta era, e misurolla col funiculo, id est con la sapienzia di Dio, Ia quale misura ogni cosa. E poi che ebbe misurato per larghezza, stette cheto, cioè conobbe per la larghezza anche la lunghezza, la quale debbe essere proporzionata alla larghezza. E così conobbe quanta era la carità della Chiesa, la quale carità debbe essere larga e lunga, perché si allarghi e distenda nel prossimo, insino allo inimico.

E però, quando ti esposi questa profezia , ti dissi che la Chiesa aveva due muri: [CR : début d’une séquence comportant trois métaphores] l'uno sono e' prelati della Chiesa, l’altro e' prìncipi seculari, e' quali hanno ancora loro a mantenere la Chiesa. Ma, quando Iddio verrà a misurare la Chiesa, non troverà nessuno di questi muri, perché l’uno di questi muri è caduto sopra l’altro, in modo che tutta due sono rovinati e tutte le pietre quadrate di questi muri si sono rotte e non son più quadre, cioè non hanno la larghezza della carità e hanno fatto pietre tonde, convertite in bene proprio e raccolto in sé; e con queste pietre hanno bombardato Ia città, cioè con loro male esemplo hanno ancora corrotto e rovinato la città e li cittadini. E però il fragello è presso, come fu e venne a Jerusalem.

La seconda figura, che io ti dissi, fu quella quando in Jerusalem era proibito che non si tenessi arme di nessuna ragione e nessuno fabbro poteva fabricare arme alcuna [NT : cf. 1 Rois (1 Samuel) 13, 19]; insino allo stimulo da pungere e’ buoi bisognava che fussi spuntato. — Il fabbro, che sta sempre al fuoco, significava il fuoco della carità, il quale sempre debbe stare e ardere in noi. II martello, che batte, è l’orazione continua, che sempre debbe battere a Dio: Pulsate et aperietur vobis [NT : Mt 7, 7 ; Lc 11, 9]. Lo stimulo spuntato era la filosofia , la quale non punge forte come fa la scienzia della sacra Scrittura. E però venne Nabuccodonosor re e fragellò crudelmente quel populo, el quale non aveva arme [NT : je n’ai pas identifié cette référence], cioè carità. Così verrà adunque presto alla Chiesa, nella quale non è rimasto oggi punto di carità.

La terzia figura, che io ti dissi, fu quella dello Apocalissi, dove disse che vedeva quattro cavalli: l’uno bianco, l'altro rosso, il terzio nero, il quarto pallido. E dissiti che il bianco significava lo stato delli apostoli; il rosso significava lo stato de’ martiri, che fu il secondo stato della Chiesa; il nero significava il tempo degli eretici, che fu il terzio stato della Chiesa; il pallido significava il tempo de’ tiepidi, che è oggi. Però ti dissi che la renovazione della Chiesa si aveva a fare e presto. E però Iddio darà la sua vigna, cioè Roma e la Chiesa, a cultivare ad altri, perché a Roma non è rimasto carità alcuna, ma solo il diavolo. E questo basti quanto alle figure. — Ora ti dirò quanto alle parabole, che significono la renovazione della Chiesa [CR : séquence transitionnelle qui annonce quatre paraboles, figures macrostructurales, allégories d’un état spirituel] [NT : ces quatre paraboles ressemblent à des exempla dont il faudrait chercher des parallèles s’ils existent].

La prima parabola è: Uno cittadino ha uno podere, nel quale sono dua pezzi di terra contigui l’uno all’altro, l’uno pieno di sassi e spine e gramigna e d'ogni altra cosa infruttuosa; e questo campo quel cittadino non lo ara e non lo cultiva. L'altro campo lui lo ara e cultiva ogni anno e adornalo con ogni sollecitudine, perché pare buona terra a producere frutto; nondimeno quel cittadino non ha mai cavato frutto alcuno. Dimmi, che credi tu che quel cittadino farà di questi due campi? Certo, se è prudente, piglierà tutti quelli sassi e spine, che sono in quello primo campo, e tutte le gitterà in quest’altro campo e comincerà ad arare e cultivare quest’altro campo. Il cittadino si è Cristo, che s'è fatto cittadino, cioè uomo simile a te e ha il campo sassoso e spinoso, cioè la terra degli infideli, piena di durezza simile a’ sassi e di eresie simile alle spine; e ha la terra de’ cristiani, la quale Lui ha cultivato sino a qui e tamen la non gli rende frutto alcuno; però Lui farà convertire l’infedeli e semineravi in quella terra la sua legge e questa, che ha cultivata tanto, abandonerà e resterassi piena di eresie. Adunque la renovazione della Chiesa si farà e molti, che sono qui alla predica, la vedranno.

La seconda parabola: Era stato piantato uno fico il quale il primo anno fece dimolti fichi sanza alcuna foglia; il secondo anno fece pure assai fichi e qualche foglia, ma pochissime; il terzo anno fece tanti fichi quante foglie; il quarto anno fece più foglie che fichi; il quinto anno fece pochissimi fichi e moltissime foglie; e, continuando, divenne che non faceva se non foglie, e in tanto che, non solamente che non facessi frutto, ma con le sue tante foglie aggravava le altre erbe, che non potevono crescere. — Che credi tu che facci l’ortolano di questo fico? Certo lo taglierà e darallo al fuoco.

Questo fico è l’arbore della Chiesa, la quale, benché nel principio d’essa facessi assai frutti e niente di foglie, è oggi venuta in termine che non fa frutto alcuno, ma solamente foglie, cioè cerimonie e pompe e superfluità , con le quali auggiano le altre erbe della terra, cioè con loro male esemplo li prelati della Chiesa fanno cascare li altri uomini in moltissimi peccati. Verrà l’ortolano, cioè Cristo e taglierà via questo fico infruttuoso: adunque la Chiesa si rinoverà.

La terza parabola: Uno re aveva uno suo figliuolo unigenito; trovò una donna povera, stracciata, infangata; il re, mosso a compassione, la prese e menolla in casa sua e tolsela per sua legittima sposa; ebbene due figliuole, le quali dette per moglie al suo unigenito figliuolo. Questa donna del re, stata così alquanto tempo, incominciò a innamorarsi e a fare dimolti mali con suoi cortigiani e camerieri. El re lo seppe; presela e cacciolla via, e rimandolla in povertà e nel fango, come era prima. Di poi una di queste sue figliuole cominciò a peccare similmente, come aveva fatto la madre e molto peggio; per la qual cosa il re adirato la mandò via e scacciolla da sé e dal suo figliuolo e comandò che non le fussi dato del pane. L’altra figliuola, non ammunita del peccato e della pena della madre e della sua sorella, cominciò similmente a peccare e fare molto peggio che non avevono fatto la madre e la sorella sua, e molto più sceleratamente che loro. Dimmi tu, sapiente, che merita costei? Certo merita molto più punizione che la madre e la sorella.

Ora io ti voglio esporre questa parabola. — EI re è Iddio, che tolse quella povera donna per sua sposa, cioè la sinagoga de’ giudei per sua Chiesa, la quale peccò, e sai come Iddio la scacciò da sé e rimandolla nel fango dove era prima, cioè la misse in servitù e miseria e cecità di prima. Le due figliuole sono la Chiesa d'Oriente de’ Greci e la Chiesa romana, date per spose da Dio al suo Unigenito Figliuolo, Cristo Iesù cricifisso, nella quale abbiamo a militare sotto la fede del suo Figliuolo, Cristo Iesù. Quella d’Oriente peccò nelle sue eresie e però Iddio l’ha discacciata da sé e dal suo figliuolo Iesù Cristo, e ha comandato che non le sia dato del pane, per che non vi va più predicatori né persona a dargli il cibo dell’anima, il cibo spirituale, né a illuminarla [NH : Au cours du Moyen Âge, les églises d’Occident et d’Orient s’éloignèrent progressivement. La rupture se traduisit par une controverse doctrinale, une séparation des juridictions religieuses du patriarcat de Rome et des patriarcats d’Orient ainsi que par divers épisodes militaires, dont le sac de Constantinople par les croisés en 1204. Au XVe siècle, dans une ultime tentative de rapprochement, l’union entre l’église latine et le patriarcat de Constantinople fut solennellement scellée, à Florence, en 1439, lors du concile de Ferrare-Florence. Les humanistes en activité à Florence participèrent à la rédaction – en latin et en grec - de la bulle d’union Laetentur caeli d’Eugène IV. Cette union entre Grecs et Latins fut proclamée à Constantinople en 1452, un an avant la prise de la ville par les Ottomans, et demeura lettre morte]. Questa altra è la Chiesa romana, piena di simonie e scelleratezze, la quale ha peccato e molto più che Ia prima e la seconda. — Che credi tu che meriti, non credi tu che Iddio la vogli punire? Certamente credi di sì; e ancora più aspramente che la madre e la sorella, perché loro si dorrebbono giustamente di Dio, dicendo: — Se noi abbiamo peccato, tu ci hai fatto portare la pena, ma questa altra, che ha più peccato di noi, perché non la punisci tu? — E però tieni che la Chiesa si rinoverà e presto [CR : argument pathétique de l’espoir].

Dette le parabole, diremo della renovazione della Chiesa quanto ne abbiamo veduto, quanto alla cognizione, e predettolo.[CR : argument d’autorité fondé sur l’ethos du prédicateur] E acciò che tu intenda meglio, sappi che dua sono le cognizioni. La prima, quando cognosciamo, per qualche segno esteriore, quello che intrinsicamente significa quello segno. La seconda cognizione è per imaginazione.

Circa la prima: Quando fu morto Papa Innocenzio [NH: Innocenzo VIII morì a Roma il 25 luglio 1492. Più avanti, in questo sermone, Savonarola afferma di aver previsto la morte del pontefice], fu fatto una cosa, per Ia quale tu ti ridevi de’ fatti mia, ché avevo detto che Ia Chiesa si aveva a rinovare ; e credevi, per quello segno, che io fussi in grande errore e che non potessi venire quello che io avevo predetto; e io, per quello segno esteriore, vedevo che omnino si aveva a fare la renovazione della Chiesa e facevo fondamento in su quello che tu dicevi, che era contro di me. [CR : argument véridique]

Circa la seconda, che è la imaginaria [CR : argument fondé sur des éléments irrationnels], vedevo per imaginazione una croce nera sopra la Babillonia Roma, nella quale croce era scritto «Ira Domini», e qui sopra pioveva spade, coltelli, lance e ogni arme, e grandine e sassi con tempesta, e fulguri mirabilia e grandissime con un tempo oscurissimo e tenebroso. E vedevo un’altra croce d’oro, che agiugneva di cielo insino in terra sopra Jerusalem, nella quale era scritto «Misericordia Dei», e qui era uno tempo sereno, limpidissimo e chiaro; onde, per questa visione, ti dico che la Chiesa di Dio si debbe rinovare e presto, perché Iddio è adirato; e di poi l’infedeli s’hanno a convertire e sarà presto [NT : Vision du Vendredi Saint (20 avril) 1492 cf. Revelatio p. 8r : “ Cum enim anno .m.cccc.lxxxii. Per quadragesimam predicarem in templo sancti Laurentii florentie ; vidi in nocte diei veneris sancte cruces duas. Prima quidem erat nigra in medio Rome : tangens vertice celum et per universam terram brachia tendens. Cui inscripta erant hec verba. Crux ire dei. Qua visa stati conspexi repidis nubibus turbatum aera caligare : ventisque fulguribus sagittis grandinibus ignibus et ensibus omnia misceri et innumeram hominum multitudinem perimi : ita ut reliquie eorum in terris modice superessent. Postmodum vidi serenum et limpidum tempus succedere. Crucemque auream in medio Jherusalem ad proceritatem prioris adeo fulgida: ut totum orbem illustraret et novis floribus ac letitia compleret insfrascriptum sic habebat. Crux misericordie dei”].

Un'altra imaginazione:[CR : argument fondé sur des arguments irrationnels] Vedevo una spada che era sopra la Italia e vibrava, e vedevo li Angeli che venivono e avevono la croce rossa da una mano e dall’altra molte stole bianche. E questi Angeli davono baciare questa croce a ognuno che la voleva e così porgevono le stole bianche. E erono certi, e’ quali pigliavono queste stole; alcune erono che non le volevono, alcuni altri non solamente non le volevono, ma confortavono ancora gli altri che non ne togliessino e facevono in modo che molti, per le loro persuasioni, non ne toglíeno [NT : c’est la suite de la révélation de la fin de l’Avent 1492 - où il reçoit la parole : Gladius domini super terram cito et velociter : cf. Revelatio p. 5r : “ Tunc multitudo angelorum e celo in terram in albis descendebant : innumeras stolas candidas in humeris : et cruces rubeas in manibus gestantium. Hicque universum orbem perlustrantes: singulis hominibus candidam vestem et crucem proferebant : aliqui oblatum munus suscipiebant et induebantur. Aliqui respuebant nec tamen aliis quo minus acciperent impedimento erant. Nonnulli vero et aspernabantur ipsi : et ceteros pro viribus suscipere prohibebannt”]. Dopo questo, partiti questi Angeli, tornavon più Angeli con calici in mano, pieni insino alla superficie di buon vino dolce, ma nel fondo era feccia amarissima. E questi Angeli porgevono el calice a ciascheduno; e quelli, che volentieri avevono preso le stole, volentieri bevevono del vino che di sopra era dolce, e gustavano; agli altri davono la feccia amarissima, ché non avevon le stole, e loro non l’arebbon voluta e scontorcevansi, ma bisognava berla [NT : suite de la même vision, cf. Revelatio p. 5r : “Conspiciebam vero angelos per medios populos gradientes : et pocula limpidi meri ipsis candidatis et cruciferis propinantes. Quo hausto illi dicebant. Quam dulcia faucibus nostris eloquia tua domine. Residentem de hinc fecem in fundo calicis iidem angeli ingerebant aliis”]. Viddi subito quella spada, che sopra la Italia vibrava, voltare la punta in giù e, con grandissima tempesta e fragello , dare tra costoro, e tutti fragellava. Ma quelli, che avevono prese le stole bianche, sentivono meno di questo fragello e bevevono il vino dolce che era nel calice. Quelli altri bevevono per forza la feccia amarissima e, in quello fragello , pregavono gli altri che avevono le stole e dicevono: — Dammi un poco della tua stola, acciò che io non abbi a bere di questa feccia amara —, e erali risposto: — e' non è più tempo per tanto —. Per questo, io ti dico che la renovazione sarà e presto [CR : argument pathétique de l’espoir].

Dichiarotela. La spada che vibrava — io te lo voglio pur dire, Firenze, — ella è questa del re di Francia , la quale si va mostrando a tutta Ia Italia.[CR : sens allégorique] Li Angeli con la croce rossa e con le stole bianche e il calice sono e’ predicatori che ti annunziono questo fragello — e dannoti a baciare la croce rossa, cioè la passione del martirio  — e di sopportare tale fragello , quale ha a essere nella renovazione della Chesa. La stola significa mondare la sua conscienzia e nettarla d’ogni vizio, che sia bianca con purità. EI calice, pieno nella superfice di buono vino, significa, el calice, la passione, la quale conviene che ognuno ne bea; ma quelli che hanno preso le stole e mondato Ia conscienzia, loro beranno el vino dolce, cioè ne sentiranno poco di tale fragello , il quale è significato pel vino dolce nella superficie del calice, cioè seranno e’ primi che saranno fragellati; ma sarà dolce, perché lo sopporteranno pazientemente e, se morranno, andranno in vita eterna. Quelli altri beranno per forza Ia feccia amarissima, perché parrà loro amara, come certamente la sia. E questa spada non ha ancora voltato la punta in giù, ma èssi mostrata per tutta la Italia, perocché Iddio v’aspetta ancora a penitenzia. Convèrtiti, Firenze, ché non ci è altro remedio, se non la penitenzia. Vestitevi della stola bianca, mentre che avete tempo, e non aspettate più, ché poi non arete luogo di penitenzia.[ CR : séquence exhortative à partir du sens moral de la vision]

Ora diréno questa renovazione quanto alla parte dello intelletto, e questo è in due modi.[CR : séquence pédagogique s’appuyant sur le sens anagogique qui sous-tend l’ensemble de la vision] Prima io t'ho detto, circa questa renovazione, con parole formali e con parole non formali. Le parole formali che ti ho detto, sappi che non le ho dalla Scrittura cavate, né trovate in alcun luogo, né da mia propria fantasia le ho composte, e non le ho avute da uomo che sia dal cielo in giù, ma da Dio. Io non te lo posso dire più chiaro; intendimi, Firenze, Iddio le dice queste parole; orsù, ti dico che io te le ho detto, Firenze, intendimi bene, le parole sono queste: «Gaudete et exultate, iusti, veruntamen parate corda vestra ad temptationem lectione, meditatione et oratione et liberamini a morte secunda. Vos, servi nequam, qui in sordibus estis, sordescite adhuc: ventres vestri impleantur vino, lumbi vestri dissolvantur luxuria, et manus vestrae sanguine pauperum polluantur; haec enim est pars vestra. Sed scitote quia corpora vestra et animae vestrae in manu mea sunt, et post breve tempus corpora vestra flagellis conterentur, animas autem vestras igni perpetuo tradam» [NT : cf. Revelatio, p. 4v :ce sont des “verba mihi divinitus inspirata”]. Le altre parole formali furono queste: «Audite, txomnes habitatores terrae, haec dicit Dominus: Ego Dominus loquor in zelo sancto meo, ecce dies venient et gladium meum evaginabo super vos. Convertimini ergo ad me antequam compleatur furor meus. Tunc enim angustia superveniente requiretis pacem et non invenietis» [NT : ce sont ici des paroles reçues : cf. Revelatio, p. 5r].

Quanto alle parole che non sono formali, ricordati quando io ti dissi,[CR : argument éthique, pathétique et sur la causalité : le prédicateur se fonde sur son autorité pour susciter la confiance de ses auditeurs qui se souviennent de propos véridiques] ora sono tre anni , che verrà uno vento a similitudine di quella figura di Elia e che questo vento concutería li monti [RS : Savonarole renvoie ici au sermon de carême du 14 mars 1491 ; mais ce passage est également cité dans le sermon XI sur Ruth et Michée, 12 juin 1496]. Questo vento è venuto e questo è stato la fama che si sparse anno per Italia; e dicevasi di questo re di Francia , e per tutto questa fama volava come il vento e concuteva i monti, cioè e’ prìncipi di Italia, e hagli tenuti questo anno commossi in credere e non credere che questo re debbe venire. Ed ecco che è venuto, e tu dicevi: — e’ non verrà, e’ non ha cavalli, egli è il verno —, e io mi ridevo di te che sapevo la cosa come aveva a andare. Ecco che egli è venuto, e Iddio ha fatto del verno state, come allora ti dissi [NH: Per l’impatto della spedizione italiana di Carlo VIII vd. L. Tromboni, La discesa di Carlo VIII in Italia: l’impatto culturale di un evento politico tra XV e XVI secolo, «Rinascimento», n.s., 59 (2019), pp. 297-334]. Ricordati che ancora ti dissi che Iddio andría di là da’ monti e che lo pigliaría per la briglia e menerebbelo di qua, a dispetto e contro alla opinione di ciascuno; ed ecco che è venuto. Ricordati ancora che io ti dissi che non varrebbono niente le gran fortezze e le gran mura; vedi se s'è tutto verificato. Dimmi, Firenze: dove sono le tue fortezze e le tue rocche? e che ti sono valute? Ricordati ancora che io ti dissi che non ti varrebbono niente la tua sapienzia né la tua prudenzia e che tu piglieresti ogni cosa a rovescio, e che non sapresti né che ti fare, né quello che tu pescassi, come uno ebrio e fuor delli sensi. E ora è venuto e èssi verificato e tamen tu non mi volesti mai credere, e ancora non credi. Io dico a te, ostinato: tu non crederai ancora il resto, perché Iddio non ti vorrà dare tanta grazia che tu creda, perché la tua ostinazione non lo merita [CR : argument pathétique de la crainte]. Ricordati che alle volte, già tre o quattro anni sono, quando ti predicavo, avevo tanto fiato e tanto fervore e tanta veemenza nel dire, che si dubitava che non mi scoppiassi la vena del petto [CR : preuve éthique]. Tu non sapevi perché, figliuolo mio, e’ non si poteva fare altro.

Ricordati della domenica di Lazaro , già sono passati tre anni, quando cadde la saetta sopra la cupola, quello che io ti dissi quella mattina, e che quella notte io non mi ero mai potuto riposare, e che io avevo voluto pigliare Ia notte quello Evangelio di Lazaro per predicarlo e mai non era stato possibile adattarlo nella fantasia [CR : argument ad misericordiam] [NH: Nella notte tra il 5 e il 6 aprile 1492 mentre Savonarola commentava il Vangelo della resurrezione di Lazzaro (Giovanni 11)un fulmine colpì la lanterna della cupola della Santa Maria del Fiore, facendo crollare parti della struttura e causando danni anche all’interno della cattedrale. L’episodio colpì molto o contemporanei, ed è attestato da diverse cronache o racconti coevi. Sul fulmine che colpì il duomo come uno dei segni che precedono grandi eventi, vd. Anche Niccolò Machiavelli, Discorsi sopra la prima deca di Tito Livio, Libro I, cap. 56]. E sai che allora mi uscì di bocca questa parola: Ecce gladius Domini super terram cito et velociter. E allora ti predicai quella mattina e dissiti che l’ira di Dio era commossa e che la spada era apparecchiata e presto; e così di nuovo ti dico: tu dovverresti pur credere [CR : séquence exhortative].

Ricordati ancora che sono tre anni che io cominciai a leggere il Genesi e non sapevo allora perché cagione, ma tutto feci per rinovare un poco le cose vecchie; e, quando fummo al «diluvio», non fu possibile passare più giù, tanto era abbondato la materia; e di poi mi convenne andare a predicare di fuora. Di poi, la quaresima passata, ricominciai dove avevo lasciato «il diluvio» e cominciai a fare «l’Arca»,[RS : Savonarole a commencé à bâtir une arche symbolique dans son sermon du 10 mars 1492] la quale credendola fornire, in un tratto mi abbondò tanta materia, che non la potetti mai fornire quella quaresima. E avendola io di poi ripresa, innanzi che il caso fussi per fornirla, ancora non potetti, perché ebbi ‘andare per te al re di Francia ; e restavaci due prediche a fornirla e serrarla, la quale non più che fornita ricordati che venne il diluvio e fu quel dì per andare qui sotto sopra dalli Franciosi. Voglio inferire questo, che questa è stata una opera e uno misterio divino e non cosa ordinata, né preparazione fatta da me; e però certo tu doverresti pur credere, Firenze, e non volere essere così indurata nella tua incredulità.

Ricordati ancora che io ti dissi che pel passato io ero stato il padre verso di te e Dio era stata la madre, perché io t’avevo ripreso acramente e acerbamente e gridato con alta voce che tu ti convertissi [CR : actio, voix qui porte un argument par la force], come fa il padre che riprende con diligenzia e’ figliuoli; e che io volevo essere ora la madre è che Iddio vuole essere il padre: sì come la madre, quando vede il figliuolo che erra, ella lo minaccia e grida e dice di dirlo al padre, come verrà, e di farlo gastigare; di poi, quando il padre è venuto, lei non lo accusa, ma dice: — Se tu cadi mai più in questo errore, io ti farò gastigare a tuo padre —, così, benché io vi riprendo adesso, io non vi riprendo con quella veemenzia e asprezza che facevo, perché veggo il padre, cioè Iddio è venuto per gastigare. E però vi dico e prego con voce umile e bassa: figlioli mia, fate penitenzia, fate penitenzia [CR : actio, voix qui porte un argument par la douceur].

Ricordati ancora, Firenze, che io t'ho detto che io t'ho dato la mela, come fa la madre, quando dà la mela al suo figliuolo, quando piange, per racchetarlo e di poi, quando pure piange e non lo può racchetare, lei gli toglie quella mela e dàlla a un altro suo figliuolo. Così dico a te, Firenze: Iddio ti ha dato la mela, cioè ti ha eletta per sua; se non vorrai fare penitenzia e convertirti a Dio, Lui ti torrà la mela e daralla ad altri [CR : argument pathétique : menace du fléau]; così sarà vero, come io sono quassù [CR : argument véridique fondé sur le prédicateur]. E però, Firenze, fa’ queste quattro cose che io t'ho detto, e io ti prometto che tu sarai più ricca che mai, più gloriosa che mai, più potente che mai [CR : argument pathétique de l’espoir : promesse de récompenses]. Ma nessuno crede che oggi li Angeli abbino participazione con li uomini e conversino con loro, né che Iddio parli a uomo alcuno. E io ti dico quod similitudo est causa amoris [NT : cf, Thomas d’Aquin, In Ioh, c. 15, lect. 4 (ed. Marietti, p, 384, n° 2036; et Summa theologiae, IIa IIae, q. 25, a. 4, resp.], cioè la similitudine è cagione di amicizia. E però, quanto uno si approssima a Dio e alli Angeli per fede e carità, tanto più è amico di Dio e delli Angeli suoi: e parlano e conversono con lui.

Io non ti dico per questo, né mai t'ho detto che Iddio parli a me; io non ti dico né sì, né no; tu sei tanto di Iungi dalla fede, che tu non credi: tu crederresti bene più presto a qualche demonio, che parlassi con li uomini e che dicessi cose future. Tu se’ insensato e fuori della fede. Dimmi, se tu credi che Cristo incarnassi della Vergine e che si facessi crucifigere — Ia qual cosa è più difficile a credere che questa —, tu doverresti pur credere ancora questo, che è più facile, cioè che Cristo parli agli uomini. Præterea, se tu se’ cristiano, ti bisogna credere che la Chiesa si ha a rinovare . Daniel dice che Anticristo ha a venire e che ha a perseguitare là, in Jerusalem, li cristiani; adunque bisogna che là vi sieno cristiani, adunque bisogna che quelli, che son là, si battezzino. Ma, a fare questo effetto, bisogna altri uomini che non ha oggi la Chiesa. Ergo la Chiesa si ha a rinovare , acciò che li uomini si faccino buoni e abbino ’andare là a convertire li infedeli al cristianesimo. Va’ e leggi i Dottori sopra quello Evangelio di Matteo, dove dice: Evangelium hoc praedicabitur in toto mundo et tunc erit consummatio [NT : Mt 24, 14 ; qui sont les docteurs dont parle Savonarole ?]. Credimi, Firenze! tu doverresti pure credermi, perché, di quello che io t'ho detto, non hai mai veduto fallire uno iota sino a qui, e ancora per l’avvenire non ne vedrai mancare niente.[CR : séquence d’exhortation]

Io predissi, parecchi anni inanzi, la morte di Lorenzo de’ Medici , la morte di Innocenzio Papa NH: Sulla morte di Innocenzo VIII vd. sopra; Lorenzo de’ Medici morì a Firenze l’8 aprile 1492]. Item, il caso che è stato adesso, qui a Firenze, della mutazione di questo Stato. Item dissi che quello dì, che sarebbe il re di Francia a Pisa, che qui saría la renovazione di questo Stato [CR : séquence récapitulative des prophéties qui vise à intimider l’auditoire. L’accumulation de ces faits prend la forme d’un argument ad verecundiam parce que Savonarole doit imposer le respect à ses adversaires]. Io non ho detto queste cose quassù publice, ma le ho dette a quelli che sono qui a questa predica, e ho li testimonii qui a Firenze.

Io conosco che questa mattina io sono pazzo et quod omnia haec insipientia dico, ma voglio che tu sappi che questo lume non mi fa iusto; ma, se sarò umile e arò carità, sarò iusto. E questo lume non mi è stato dato per me, né per mio merito, ma per te, Firenze. E però, Firenze, questa mattina io t'ho detto queste cose, così apertamente, spirato da Dio che io te le dica così, acciò che tu sappi el tutto, acciò che tu non abbi poi escusazione alcuna quando verrà il fragello , e non possa dire: — io non lo sapevo —. Io non ti posso dire più chiaro e cognosco che questa mattina io sarò tenuto pazzo , ché assai ci sono venuti per appuntarmi. Se tu dirai che io sia pazzo , arò pazienzia. Io ti ho parlato così, perché Iddio ha voluto che io ti parli così. Da poi che io ti cominciai questo Apocalissi abbiamo avuto dimolte contradizione ; parte ne sai tu, parte Iddio, parte li Angeli suoi.[CR : argument éthique] [RS : Savonarole a commencé ses leçons sur l’Apocalypse le 1er août 1490]

Bisogna combattere contra duplicem sapientiam, cioè contra quelli che hanno el vecchio e nuovo Testamento, contra duplicem scientiam, id est contra la filosofia e contro a la astrologia e scienzia delle Scritture sacre e contra duplicem malitiam, id est contro al male che fanno oggidì e’ tepidi, e’ quali conoscono che fanno male e vogliono farlo. Il che non fu così al tempo di Cristo, perché era solamente il Testamento Vecchio e, se erravano, credevono far bene. E però ti dico che, se Cristo oggi tornassi qua giù, un’altra volta saría di nuovo crucifisso. Io ti dico che io non ho scoperto quasi nulla, perché ti dico che, se io scoprissi ogni cosa, ci starei almanco sei dì. Credimi che io sono stato già parecchie volte a periculo della morte.

Io ti ho detto: [CR : début de la séquence d’exhortation] Gladius Domini super terram cito et velociter. Credimi che il coltello di Dio verrà e presto. E non ti fare beffe di questo cito, e non dire che e’ sia uno cito dello Apocalisse, che sta centinara d’anni a venire. Credimi che sia presto: il credere non ti nuoce niente, anzi ti giova, che ti fa tornare a penitenzia e fatti camminare per la via di Dio; a non credere ti può nuocere e non ti giova; però credi che presto è il tempo; a punto non sì può dire, perché Iddio non vuole, acciò che li suoi eletti stieno sempre in timore e in fede e in carità, e stieno sempre nella via di Dio. E però non ti ho detto tempo determinato, acciò che tu facci sempre penitenzia e che tu piacci sempre a Dio; perché, verbigrazia, se si dicessi agli uomini: — La tribulazione ha a venire di qui a dieci anni —, ogni uno direbbe: — Io posso indugiarmi ancora un pezzo a convertirmi —, e saría quasi un dargli licenzia di fare male in quel mezzo, il che saría inconveniente. E però Iddio non vuole che si predichi il tempo determinato. Ma bene ti dico questo, che ora è il tempo della penitenzia ; non vi fate beffe di questo cito, ché io vi dico: se non farete quello che io ho detto, guai a Firenze, guai al popolo, guai al piccolo, guai al grande! [Tr : « Je t’ai dit : Gladius Domini super terram cito et velociter. Crois-moi, le glaive de Dieu viendra et bientôt. Ne te moque pas de ce “cito” et ne dis pas que c’est un “cito” de l’Apocalyse, qui met des centaines d’années à venir. Crois-moi, c’est pour bientôt : croire ne te nuit en rien, et même t’est utile, car cela te fait revenir à la pénitence et te fait marcher sur le chemin de Dieu ; ne pas croire peut te nuire et ne t’est pas utile ; c’est pourquoi tu dois croire que le temps est pour bientôt : on ne peut pas dire exactement quand, parce que Dieu ne veut pas, afin que ses élus soient toujours dans la crainte, la foi et la charité, et qu’ils demeurent toujours sur le chemin de Dieu. Et c’est pourquoi je n’ai pas indiqué de temps déterminé, afin que tu fasses toujours pénitence et que tu plaises toujours à Dieu ; parce que, par exemple, si on disait aux hommes : – Les tribulations auront lieu d’ici dix ans, chacun dirait : – Je peux encore attendre un moment avant de me convertir  –, et ce serait presque une façon de leur permettre de faire le mal, ce qui ne serait pas convenable. Et c’est pourquoi Dieu ne veut pas qu’on prêche le temps déterminé. Mais je te dis bien ceci, que maintenant c’est le temps de la pénitence ; ne vous moquez pas de ce “cito”, car je vous le dis : si vous ne faites pas ce que j’ai dit, gare à Florence, gare au peuple, gare au petit, gare au grand !] 

Ultimo, concludo:[CR : péroraison] io sono stato stamattina pazzo , e tu lo dirai, e io me lo sapevo inanzi che io venissi quassù che tu lo diresti. Iddio ha voluto così, e però ti dico, e tieni questo per ultima conclusione, che Iddio ha preparato un gran desinare a tutta la Italia; ma tutte le vivande sono amare, e ha dato solo la insalata, che è stata un poco di lattuga amara. Intendi bene, Firenze: tutte le altre vivande hanno ancora a venire e sono amare tutte e assai vivande, perché è uno gran desinare; sicché io ti concludo, e tienlo a mente, che la Italia è a punto ora nel principio delle tribulazioni sue.

Oh, Italia e principi della Italia e prelati della Chiesa, l’ira di Dio è sopra di voi, e non avete rimedio alcuno, se non convertirvi! et a sanctuario meo incipiam. Oh, Italia, oh, Firenze, propter peccata tua venient tibi adversa! Oh, nobiles, oh, potentes, oh, plebei, manus Domini est supra vos, et non resistet potentia, sapientia, vel fuga [NT : cf. Revelatio, p. 6r ]! E non sarà solo, perché tu non sai come le cose sono ordinate. Oh, prìncipi della Italia, fuggite la terra di Aquilone, fate penitenzia mentre che la spada non è fuori della guaina, e mentre che ella non è insanguinata fuggitevi da Roma! Oh, Firenze, fuggitevi da Firenze, cioè fuggite per penitenzia dal peccato e fuggite e’ cattivi !

La conclusione è questa.[CR : argumentation logique] Io t'ho detto tutte queste cose con ragioni divine e umane, con modestia, temperando la lingua mia. Io t’ho pregato; io non ti posso comandare, perché non ti sono signore [NH: sur le sens de ce terme, voir plus haut], ma padre; fa’ tu, Firenze; io priego Iddio per: te, che ti illumini, Cui est gloria et imperium per infinita saecula saeculorum. Amen.[CR : prière d’envoi]

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